l'eruzione dell'etna: un milione di metri cubi di lava in sei giorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Etna, il gigante siciliano che da secoli domina il paesaggio dell’isola, è tornato a far parlare di sé con un’eruzione iniziata l’8 febbraio 2025, a 3050 metri di quota, alla base del cratere Bocca Nuova. In soli sei giorni, il vulcano ha emesso un milione di metri cubi di lava, un fenomeno che, seppur spettacolare, non ha al momento messo in pericolo i centri abitati circostanti. Secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), tra l’8 e il 12 febbraio il tasso di effusione è stato in media compreso tra 2 e 3 metri cubi al secondo, con un’attività esplosiva descritta dagli esperti come “limitata”.

Le immagini notturne dell’eruzione, catturate da fotografi e videomaker, hanno fatto il giro del web, mostrando fiumi incandescenti di lava che si snodano lungo i fianchi del vulcano, illuminando il cielo con tonalità rosse e arancioni. Uno spettacolo che, se da un lato affascina, dall’altro mantiene alta l’attenzione sulle possibili conseguenze. Nonostante la lava non rappresenti una minaccia immediata per le città vicine, l’aeroporto di Catania ha annunciato la chiusura del settore aereo ad Est del vulcano fino alle 19:00 del 14 febbraio, causando potenziali disagi per i viaggiatori in partenza e in arrivo.

L’attività dell’Etna non si limita però alla sola emissione di lava. Il 12 febbraio, il sensore Copernicus Sentinel5p ha immortalato dallo spazio un’enorme scia di anidride solforosa (SO₂) che si estendeva verso sud, trasportata dalle correnti atmosferiche. Questo fenomeno, seppur suggestivo, solleva interrogativi sui possibili effetti sulla salute, soprattutto per chi vive nelle aree più esposte ai gas vulcanici.

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