Pompei, custode arrestato per violenza sessuale su uno studente di 17 anni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un custode del Parco Archeologico di Pompei è stato arrestato nella mattinata di mercoledì a Scafati, in provincia di Salerno, con l'accusa di violenza sessuale aggravata ai danni di un visitatore minorenne. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura oplontina, guidata dal procuratore Nunzio Fragliasso, ed eseguita dai carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata.

L'uomo, un cinquantottenne del posto, è stato condotto nel carcere di Vallo della Lucania al termine delle formalità di rito.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i fatti risalgono alla mattina del 16 agosto, quando il diciassettenne, in vacanza in Campania con la famiglia e già visitatore degli Scavi nei giorni precedenti, era tornato nel sito archeologico da solo per osservare alcune domus che non era riuscito a vedere in precedenza.

Il custode lo avrebbe avvicinato all'ingresso proponendosi come guida turistica, complice la divisa indossata per il suo ruolo all'interno del parco. Al primo rifiuto del ragazzo non si sarebbe allontanato: avrebbe continuato a seguirlo lungo il percorso, offrendo spiegazioni sulla storia delle case romane, fino a prospettargli la visita di una domus normalmente chiusa al pubblico.

L'adescamento e la violenza nella Casa di Ercole

Giunti dinanzi alla Casa di Ercole, l'uomo avrebbe mostrato al giovane le chiavi dell'accesso, inducendolo a fidarsi e a seguirlo oltre il percorso consentito ai visitatori, in una zona sottratta alla copertura delle telecamere di videosorveglianza. All'interno della domus, secondo l'ipotesi accusatoria, il custode avrebbe afferrato la vittima, palpeggiandola e baciandola nonostante il fermo dissenso e i tentativi di difesa del ragazzo, costringendolo poi a subire ripetuti atti sessuali.

«Non guardavo, ero come morto», ha riferito il diciassettenne ai carabinieri, spiegando di essere rimasto immobilizzato dalla paura e di aver tentato invano di respingere l'uomo con le parole.

La ricostruzione fornita dalla vittima, giudicata dagli inquirenti chiara, dettagliata e pienamente coerente, ha trovato riscontro nell'analisi delle immagini dei circuiti di videosorveglianza interni al parco archeologico. I filmati avevano documentato la persistente attenzione dell'indagato nei confronti del minore prima che i due uscissero dal campo visivo delle telecamere, consentendo alla vittima di riconoscere l'autore del reato e agli investigatori di acquisire gravi indizi di colpevolezza.

Il provvedimento cautelare si è reso necessario, secondo la Procura, per l'estrema gravità della condotta contestata, la particolare pericolosità sociale dell'indagato e il concreto rischio di reiterazione di reati della stessa specie.

L'attività d'indagine, coordinata dalla Procura di Torre Annunziata e condotta dai militari del Posto Fisso Carabinieri Scavi, era scattata immediatamente dopo la denuncia-querela presentata dalla giovane vittima. Il ragazzo, dopo essersi allontanato dall'uomo, aveva contattato la madre pregandola di tornare a casa e raccontandole quanto accaduto; il passo successivo era stato quello di rivolgersi ai carabinieri presenti nel sito archeologico.

L'aggravante contestata al custode riguarda l'abuso dei poteri e la violazione dei doveri inerenti al suo ruolo di incaricato di pubblico servizio all'interno del parco.

La reazione del Parco Archeologico e il contesto del sito

Il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, ha commentato la vicenda definendola «un fatto gravissimo e scioccante, che per di più è accaduto in un luogo che dovrebbe essere un presidio di Umanità e Cultura». In una nota stampa diffusa nelle stesse ore dell'arresto, Zuchtriegel ha espresso la vicinanza del parco alla vittima e ha annunciato che, al di là della procedura penale avviata dalla Procura, la vicenda «avrà delle conseguenze anche a livello disciplinare, una volta effettuati tutti i necessari accertamenti interni».

Il direttore ha inoltre ringraziato i carabinieri per il lavoro svolto, basato anche sul sistema di videosorveglianza del parco, e ha aggiunto che l'ente valuterà la possibilità di costituirsi come parte civile in un eventuale processo.

La Casa di Ercole, dove secondo l'accusa sarebbe avvenuta la violenza, è una domus del III secolo a.C. situata nella Regio VIII del sito archeologico, nota per la statuetta in marmo di Ercole rinvenuta in una piccola edicola del giardino e per essere appartenuta al tipo delle case «a schiera» caratteristiche di quell'area di Pompei. Il Parco Archeologico, tra i siti culturali più visitati al mondo, nella giornata dell'arresto ha visto i dipendenti esprimere sconcerto per una vicenda che ha coinvolto un lavoratore in servizio da anni all'interno degli Scavi.

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