Byd, il chip Xuanji A3 a 4nm accelera la corsa verso la guida autonoma di livello 3 e 4

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il colosso cinese dei veicoli a nuova energia, durante l’evento di lancio della propria strategia per l’intelligenza artificiale applicata alla mobilità tenutosi il 28 maggio, ha rotto gli indugi nel settore dei semiconduttori automobilistici. BYD, che già aveva rivoluzionato il mercato con la Blade Battery, ha presentato il Driving SoC Xuanji A3, un chip sviluppato internamente con un processo produttivo a 4 nanometri.

Si tratta della prima soluzione cinese di questo tipo ad essere destinata alla guida autonoma avanzata, un componente che il fondatore e amministratore delegato Wang Chuanfu non ha esitato a definire come il “pinnacolo della tecnologia per la guida autonoma cinese”, infrangendo di fatto una barriera tecnologica finora dominata da pochi attori globali.

Potenza di calcolo e intelligenza artificiale dedicata

L’architettura del nuovo chip, progettata specificamente per reti neurali (NPU) piuttosto che per la grafica generica, promette di cambiare le regole del gioco in termini di efficienza. Se in configurazione tripla il sistema raggiunge una potenza di calcolo complessiva superiore a 2100 TOPS, il dato più significativo fornito dall’azienda riguarda però l’utilizzo reale di questa potenza.

Rispetto ai prodotti concorrenti, spesso basati su architetture GPU generaliste, lo Xuanji A3 vanta un consumo energetico inferiore del 20% per unità di calcolo; un vantaggio che, unito all’ottimizzazione degli algoritmi proprietari, consente di raddoppiare l’efficienza operativa. In soldoni, la vettura non solo pensa più velocemente, ma lo fa con un dispendio energetico molto più contenuto, un fattore cruciale per l’autonomia dei futuri modelli elettrici.

Strategia industriale e scommessa sulla sicurezza

A margine di questa presentazione, che ha messo in luce i progressi nella guida autonoma di livello 3 e 4, BYD ha lanciato una sfida diretta anche sul piano della responsabilità civile. Per il mercato cinese, l’azienda ha annunciato una copertura dedicata per le funzioni di assistenza alla guida in ambito urbano, nota come “City Navigate on Autopilot”.

Sebbene simili programmi vadano contestualizzati in un quadro normativo不同 (diverso) da quello europeo, il messaggio sottostante è chiaro: la casa costruttrice ha una fiducia tale nella maturità del proprio sistema integrato, composto da hardware (il chip) e software (“Dio degli Occhi”), da assumersi l’onere economico degli eventuali incidenti generati dal sistema stesso, esattamente come già avvenuto in precedenza per le funzioni di parcheggio automatico.

L’offensiva tecnologica e il peso sull’industria europea

Mentre in Italia si rincorrono voci riguardanti un possibile interesse per gli stabilimenti di Cassino e Mirafiori, una strategia che vede Alfredo Altavilla in prima linea come consulente per il mercato europeo, la notizia del chip segna un ulteriore scollamento tecnologico tra il gigante asiatico e i produttori tradizionali dell’Occidente. BYD, che vanta un team di oltre 7.000 ingegneri dedicati ai chip e investimenti cumulati superiori ai 100 miliardi di yuan, non è più percepita soltanto come un assemblatore di batterie, ma come un soggetto in grado di controllare l’intera catena del valore digitale dell’auto. Il dato dei 4 nanometri non è solo una questione di performance, ma una dichiarazione di indipendenza tecnologica in un’era in cui i semiconduttori sono diventati una risorsa geopolitica.

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