Polemica Epic Games Store: Larian contesta Sweeney e la "offerta migliore" per gli sviluppatori

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Il dibattito, mai sopito, sulle esclusive dei negozi digitali per PC è riesploso con toni accesi dopo che il CEO di Epic Games, Tim Sweeney, ha riaffermato la posizione della sua azienda, sostenendo che la piattaforma compete con Steam "per ogni singola vendita" e offrendo, a suo dire, condizioni più vantaggiose agli sviluppatori. Una visione che non è piaciuta affatto a Michael Douse, director of publishing di Larian Studios, il quale ha pubblicamente contestato quelle affermazioni, portando come esempio emblematico proprio il caso di "Alan Wake 2". Pur riconoscendo, com'è noto, che Epic Games ha finanziato interamente lo sviluppo del Titolo di Remedy Entertainment, Douse ha argomentato che il quadro presentato da Sweeney risulti "scollegato dalla realtà" se si osservano le conseguenze pratiche di tale scelta per lo studio finlandese.

La replica di Remedy e la difesa dell'accordo con Epic

La presa di posizione di Douse, il quale ha implicitamente suggerito che le vendite del survival horrorhorror psicologico abbiano sofferto a causa dell'assenza dallo store di Valve, ha costretto Remedy Entertainment a intervenire pubblicamente per difendere l'accordo di publishing stretto con Epic. Lo studio, senza scendere nel dettaglio dei dati finanziari, ha rivendicato la validità strategica di quella partnership, sottolineando come essa abbia permesso la realizzazione stessa di un progetto ambizioso e dal budget considerevole come "Alan Wake 2". Una risposta che, se da un lato conferma la soddisfazione per il supporto ricevuto, dall'altro non smentisce le perplessità sollevate circa i numeri commerciali del gioco, i quali – secondo alcune analisi di settore – apparirebbero inferiori alle aspettative nonostante il plauso universale della critica.

Una divisione strategica nell'industria

La disputa, trascinatasi per giorni sui social network, ha messo in luce la profonda frattura esistente nell'industria videoludica riguardo alle scelte distributive. Da una parte, c'è chi come Epic Games punta su esclusive temporanee e su una percentuale minore sui ricavi – il famoso 88/12 a favore degli sviluppatori – per erodere il dominio di Steam, una strategia che presuppone sacrifici immediati in termini di potenziale bacino d'utenza. Dall'altra, studi come Larian, che con "Baldur's Gate 3" ha ottenuto un successo planetario rilasciando il gioco simultaneamente su più store, credono nella massima capillarità distributiva, ritenendo che i benefici derivanti dall'accesso alla sterminata platea di Steam siano di gran lunga superiori a qualsiasi vantaggio contrattuale offerto da una piattaforma concorrente.

Il caso concreto oltre le teorie

Al di là delle teorizzazioni, il caso di "Alan Wake 2" offre uno spunto concreto di riflessione. L'esclusiva su Epic Games Store, che prosegue ormai da oltre due anni dal lancio senza alcun annuncio ufficiale per un approdo su Steam, rappresenta un esperimento su vasta scala i cui esiti economici finali restano oggetto di valutazioni contrastanti. Alcuni osservatori pongono l'accento sull'indiscutibile sicurezza garantita da un finanziamento completo in fase di produzione, un aspetto non secondario per progetti di tale portata; altri, invece, ritengono che la visibilità e la centralità dello store di Valve siano, al momento, fattori imprescindibili per massimizzare le vendite di un blockbuster, tanto da rendere quel differenziale nel revenue share quasi irrilevante. Una questione che, come dimostrano le parole di Douse, divide non solo le aziende ma anche i professionisti del settore.

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