Spagna, Sánchez vara la regolarizzazione di mezzo milione di migranti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Mentre una corrente prevalente nell'Unione europea sembra orientata a stringere i controlli alle frontiere e a rendere più severi i requisiti d'ingresso, il governo di Madrid, guidato dal socialista Pedro Sánchez, ha intrapreso una strada decisamente opposta. Con un decreto approvato dall'esecutivo di coalizione Psoe-Sumar, la Spagna ha infatti lanciato una sanatoria di portata straordinaria, che mira a regolarizzare la posizione di circa cinquecentomila persone prive di un valido permesso di soggiorno. Una mossa, questa, che di fatto garantisce a un numero enorme di individui – paragonabile agli abitanti di una grande città – non solo la piena legittimità nel territorio nazionale, ma anche la libertà di circolare e lavorare in tutto lo spazio Schengen.
Il provvedimento, presentato dalla ministra dell'Inclusione e portavoce governativa Elma Saiz, è stato adottato seguendo un iter che ha evitato il dibattito parlamentare, un passaggio che, data la natura minoritaria della coalizione al potere, avrebbe potuto rivelarsi insidioso e far naufragare l'iniziativa. Saiz ha motivato la decisione definendola necessaria per “dare una risposta a una realtà sociale già presente nelle nostre strade”, sottolineando come l'impatto di queste presenze sia ormai tangibile sulla convivenza civile, sul benessere collettivo e, non da ultimo, sulle dinamiche economiche del Paese. Il governo, insomma, ha scelto di riconoscere un'esistenza di fatto, cercando di governarla piuttosto che di negarla.
Al di là delle dichiarazioni ufficiali, è palese come la misura risponda a esigenze strutturali ben precise. La Spagna, come gran parte delle nazioni europee, deve fare i conti con un invecchiamento progressivo della popolazione e con una cronica carenza di lavoratori in settori cruciali, dall'agricoltura all'assistenza agli anziani, dalla ristorazione all'edilizia. C'è chi, sulla scena continentale, affronta la questione con retorica securitaria, e chi, come l'esecutivo di Sánchez, prova a trasformare quella che è una palese necessità in un'opportunità di integrazione e rilancio. Regolarizzare così tante persone significa portarle fuori dall'economia sommersa, garantendo loro diritti e tutele, e al contempo incrementare il gettito fiscale e i contributi per il sistema pensionistico, arginando – almeno in parte – gli effetti della crisi demografica.




