Tudor costruisce la Juve a sua immagine, tra consensi e sfide aperte
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Redazione Sport
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Igor Tudor, che pochi giorni fa ha spento 47 candeline tra gli auguri dello staff e dei giocatori, sta plasmando una Juventus diversa da quella lasciata da Allegri. Nonostante il calendario favorevole – fatta eccezione per alcuni scontri diretti negli ultimi turni –, il tecnico croato ha impresso un’impronta precisa in tempi brevi, creando quello che Emanuele Gamba su Radio Sportiva ha definito «uno zoccolo duro» nella formazione titolare. Un lavoro che, seppur ancora agli inizi, ha già prodotto risultati tangibili: sette punti nelle ultime tre partite e un ritrovato entusiasmo tra i tifosi, divisi su altri nomi come Conte ma quasi unanimi nel sostegno all’ex difensore bianconero.
Le scelte di Tudor, del resto, parlano da sole. Ha riposizionato Yildiz, restituendo equilibrio al centrocampo, ha rilanciato Nicolò González e riaccende Vlahović, dimostrando una capacità di lettura del gruppo che va oltre la semplice tattica. Cambiaso, invece, sembra aver risentito delle voci di mercato che lo legano al Manchester City, mentre Kolo Muani, dopo un avvio promettente con cinque gol in tre partite, non ha mai mostrato particolare slancio quando si è parlato del suo futuro a Torino.
Quello che colpisce, però, è l’effetto che Tudor ha sulla squadra e sull’ambiente. La sua passione per la Juve – vissuta da calciatore prima che da allenatore – traspare in ogni dichiarazione, così come la sua professionalità, che non difettava neppure ad Allegri ma che ora si combina con un’empatia più marcata, elemento spesso carente in Thiago Motta durante i suoi colloqui con la squadra. Se il club ha iniziato a valutare una conferma per la prossima stagione, però, è perché i numeri – e non solo le sensazioni – stanno dando ragione al croato.




