La verità di Boban e un Milan che ha smarrito la sua anima
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Redazione Sport
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Zvonimir Boban, voce tagliente e memoria storica del Milan, ha rotto il silenzio in un’intervista senza sconti, svelando retroscena e contraddizioni di un club che, dopo una rinascita apparente, sembra aver perso la bussola. Le sue parole, rilasciate al canale YouTube Milan Hello di Andrea Longoni, dipingono un quadro in cui identità e business si scontrano, lasciando poco spazio alla poesia che ha sempre accompagnato i rossoneri.
Quella del 2020-21, guidata in campo da Stefano Pioli e in panchina da un tandem Maldini-Boban, era una squadra costruita su valori precisi: unità, competenza e quel milanismo che non è uno slogan da stampare sulle maglie, ma un sentire profondo. «Avevamo creato qualcosa di solido», ricorda l’ex dirigente, sottolineando come figure come Ibrahimović e Tonali incarnassero un legame viscerale con i colori sociali. Un equilibrio che, però, si è incrinato quando la gestione ha iniziato a privilegiare logiche lontane dallo spirito originario.
«Always Milan? Ma che cazzo vuol dire», sbuffa Boban, ironizzando su una campagna che trasforma i tifosi in «clienti» e i calciatori in «asset». Quella frase, ripetuta ossessivamente fino a svuotarla di senso, è diventata il simbolo di un appiattimento che cancella le emozioni autentiche. «Ti riduce a un robot», aggiunge, denunciando una deriva in cui il brand prevale sull’anima. Eppure, proprio lui, insieme a Maldini, aveva dimostrato che un approccio diverso era possibile: «Le scelte le facevamo noi», precisa, sminuendo il ruolo dell’attuale direttore tecnico Geoffrey Moncada. «Ottimo osservatore, ma cosa sa lui di cosa significa giocare a San Siro?».
Tra le rivelazioni più intriganti, il riferimento a «cose molto strane» fatte con Giorgio Furlani, oggi amministratore delegato. Boban non entra nel dettaglio, ma lascia intendere tensioni e divergenze che hanno contribuito al suo addio. Un addio doloroso, perché il legame con il Milan non è mai venuto meno. Quello che emerge, però, è un club diviso tra due visioni: da un lato chi, come Boban, crede in un progetto radicato nella storia; dall’altro chi guarda al calcio come a un mercato di opportunità.




