Serena Williams si scaglia contro l’anti-doping: “È poco professionale. Lo de

Serena Williams si scaglia contro l’anti-doping: “È poco professionale. Lo de
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Redazione Sport Redazione Sport   -   A pochi giorni dal suo attesissimo rientro in singolare a Wimbledon, Serena Williams ha scelto di puntare i riflettori su un tema che, a suo dire, ha rischiato persino di compromettere il suo ritorno al tennis agonistico. La tennista 44enne, 23 volte campionessa in singolare nei tornei del Grande Slam, ha espresso parole durissime contro il protocollo anti-doping, definendolo "poco professionale" e "irragionevole" durante una conferenza stampa tenutasi alla vigilia dell'edizione 2026 dei Championships.

La statunitense, che martedì affronterà l'australiana Maya Joint nel primo turno, ha spiegato come la rigidità delle normative sia stata quasi un deterrente per il suo rientro in campo, avvenuto circa quattro anni dopo l'ultimo match giocato agli US Open del 2022. "È stato snervante. questa è stata una delle ragioni principali per cui non volevo tornare, perché è davvero complicato", ha dichiarato, sottolineando come i suoi molteplici impegni extra-sportivi – tra cui la gestione di un'azienda e un'attività di venture capital, oltre al ruolo di madre di due bambine – rendano la logistica dei controlli a sorpresa particolarmente gravosa.

I dettagli della protesta e le regole dell'ITIA

Il fulcro della contestazione di Williams riguarda le disposizioni dell'International Tennis Integrity Agency, che obbligano gli atleti nel "testing pool" a comunicare quotidianamente la loro collocazione per un'ora specifica, al fine di consentire i test a sorpresa fuori competizione. La campionessa ha sostenuto che, secondo le nuove regole, anche la mancata reperibilità al di fuori della finestra oraria comunicata possa configurare una violazione, un'affermazione che ha suscitato l'immediata replica dell'ITIA.

L'organismo, in una nota ufficiale, ha precisato che le normative sulla comunicazione della propria ubicazione non hanno subito modifiche negli ultimi anni e che una mancata reperibilità al di fuori dell'ora indicata non viene considerata un "colpo" (strike), mentre lo è se il controllore non trova l'atleta durante la finestra oraria prestabilita.

"Se voglio andare in posti al di fuori della mia finestra oraria, dovrei poterlo fare senza che venga conteggiato come un test mancato", ha ribadito Williams, manifestando tutto il suo disappunto per quella che percepisce come una limitazione alla propria libertà personale. La sua critica arriva in un momento di particolare tensione tra i giocatori e gli organi di controllo, alimentata dalla recente squalifica di quattro anni inflitta a Marketa Vondrousova, campionessa in carica di Wimbledon nel 2023, per essersi rifiutata di sottoporsi a un test antidoping.

Il rientro a Wimbledon tra storia e aspettative

Nonostante le polemiche, l'attenzione del mondo del tennis rimane concentrata sul suo ritorno in singolare sull'erba del All England Club, dove ha trionfato per ben sette volte. Serena Williams è stata invitata a partecipare al torneo grazie a una wild card, un'opportunità che le consente di calcare nuovamente i campi che l'hanno vista protagonista assoluta, a distanza di quattro anni dalla sua ultima apparizione a Wimbledon e dopo aver già giocato alcuni match di doppio nelle settimane precedenti come rodaggio.

La sua presenza in tabellone, insieme alla sorella Venus nel doppio, rappresenta uno degli eventi mediatici più attesi dell'edizione 2026, suscitando curiosità sul livello di competitività che l'ex numero uno del mondo, oggi 44enne, potrà esprimere contro le giovani leve del circuito.

Il contesto delle polemiche e il pensiero dell'ITIA

Le parole di Serena Williams si inseriscono in un dibattito più ampio, che coinvolge molti altri tennisti, circa l'eccessiva pressione psicologica generata dai controlli a sorpresa. Giocatori come Jessica Pegula e Alexander Zverev hanno in passato espresso il loro disagio per un sistema che, a loro avviso, rischia di minare la serenità e la vita privata degli atleti. In risposta alle critiche, l'ITIA ha ribadito che le procedure sono necessarie per la tutela dell'integrità dello sport e per proteggere i giocatori stessi.

"Capiamo che il sistema possa sembrare impegnativo, ma è lì per proteggere i giocatori, non per metterli in difficoltà", si legge nella nota dell'agenzia, aggiungendo la disponibilità a colloqui con gli atleti per chiarire eventuali dubbi.

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