George Clooney, il fascino immutato del divo che incanta Venezia
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Quando è sbarcato all’imbarcadero dell’Excelsior, sfoggiando il suo proverbiale umorismo, George Clooney ha dimostrato ancora una volta perché la sua figura trascende la semplice notorietà cinematografica. Alle persone, che lo attendevano insieme ai fotografi, si è rivolto in un italiano colloquiale – un “Come va?” spontaneo – regalando sorrisi e accogliendo con fare sornione il complimento di una signora veneta che lo ha apostrofato come “bello come il sole”. Una scena che riassume l’essenza di un attore capace di trasformare un semplice arrivo in un evento di pura simbiosi con il pubblico e con la città che, undici anni fa, lo vide sposare l’avvocata Amal Alamuddin.
La presenza della moglie, il cui profilo professionale è di assoluto rilievo internazionale, aggiunge un ulteriore strato di significato alla sua permanenza lagunare. Amal Clooney, che ha collaborato con la Corte Penale Internazionale dell’Aja in indagini culminate con il mandato d’arresto per il premier israeliano Netanyahu per presunti crimini di guerra a Gaza, si è trovata per questo stesso motivo nel mirino del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, elemento che conferisce alla coppia una rilevanza che va ben oltre i riflettori del cinema.
Proprio ieri, una voce infondata sulla sua presunta indisposizione aveva tenuto col fiato sospeso l’ambiente della Mostra, alimentando il timore che potesse saltare la serata per ‘Jay Kelly’ di Noah Baumbach. Un rumor, circolato tra i cronisti fin dalle prime ore del mattino e privo di qualsiasi conferma ufficiale, che però non ha fatto altro che dimostrare il peso specifico del suo nome, capace di oscurare persino l’attesa per i film in concorso.




