Starship, oggi il primo volo orbitale: a bordo 26 satelliti Starlink V3
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Tre anni e mezzo dopo il debutto dell'aprile 2023 e tredici voli di prova, Starship è pronta per il passo più importante della sua storia: entrare, per la prima volta, in orbita attorno alla Terra. Il lancio è in programma oggi, lunedì 28 settembre, in una finestra che si apre alle 14.15 ora italiana e resta aperta per 75 minuti, fino alle 15.30 circa. A bordo della Ship 41 ci sono 26 satelliti Starlink V3 di nuova generazione, destinati a entrare davvero in servizio e ad ampliare la rete internet satellitare di SpaceX.
Dalla traiettoria suborbitale all'orbita circolare
Finora ogni test di Starship è stato un volo suborbitale, una scelta deliberata per garantire la sicurezza pubblica: in caso di guasto, la navicella era già su una traiettoria che l'avrebbe riportata in atmosfera in una zona di mare prestabilita e sgombra. Con un veicolo in orbita, invece, le cose si complicano, perché se la Ship non riuscisse a riaccendere i motori per il rientro potrebbe restare nello spazio per giorni e rientrare in modo incontrollato.
Per questo la Federal Aviation Administration ha dovuto effettuare una revisione completa di tutti gli scenari di rischio prima di concedere il via libera, arrivato giovedì 26 settembre.
Il profilo di una missione da quasi dieci ore
Il decollo è previsto dal Pad 2 di Starbase, la base di SpaceX nel sud del Texas. Dopo la separazione, il booster Super Heavy eseguirà una manovra di riaccensione per un ammaraggio controllato nel Golfo del Messico, senza il tentativo di recupero con i bracci meccanici della torre. La Ship 41, invece, circa 25 minuti dopo il lancio riaccenderà un motore Raptor per circolarizzare la traiettoria e portarsi a un'altitudine di circa 275 chilometri, a una velocità vicina ai 28.000 chilometri orari.
Da lì comincerà il dispiegamento dei satelliti, un'operazione che durerà circa mezz'ora, con i rilasci scaglionati a intervalli di un minuto. Ship 41 resterà poi in orbita per sei giri completi attorno alla Terra, un periodo di quasi dieci ore che servirà a collaudare i sistemi di controllo dell'assetto e la gestione dei propellenti, capacità fondamentali per le future missioni di lunga durata e per il rifornimento in orbita.
Un carico da 26 terabit al secondo
I satelliti Starlink V3 non sono semplici simulatori di massa, come quelli rilasciati nei voli precedenti, ma veri e propri apparati operativi. Ognuno di essi aggiunge alla rete una capacità di 1 terabit al secondo, per un totale di 26 terabit in un singolo lancio: circa dieci volte quanto riesce a portare un Falcon 9 con i satelliti della generazione precedente.
I V3, prodotti nello stabilimento di Redmond, nello stato di Washington, montano pannelli solari in grado di generare il doppio della potenza rispetto alla versione precedente e sono progettati per offrire velocità di trasmissione più elevate agli abbonati. Tre dei satelliti dispiegati hanno a bordo telecamere specializzate: il loro compito è fotografare lo scudo termico della Ship dall'esterno, per valutarne le condizioni prima del rientro.
Le dimensioni del razzo più grande mai costruito
Alto 124 metri e capace di una spinta superiore a quella di qualsiasi altro lanciatore, Starship è il razzo più grande e potente mai realizzato, più imponente del Saturn V che portò gli astronauti sulla Luna. Se il tentativo riuscirà, sarà la prima volta che un sistema di queste dimensioni raggiunge l'orbita: con i suoi 52 metri, la Ship 41 diventerà uno dei veicoli più grandi mai messi in orbita attorno al pianeta. Il programma è finanziato anche dal business Starlink, che nel secondo trimestre rappresentava l'unica divisione in utile di SpaceX, con una costellazione di circa 11.000 satelliti attivi già in orbita, un numero molto superiore ai circa 650 dei concorrenti di Eutelsat OneWeb.
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