Licenziamenti Xbox: dietro la crisi le richieste irrealistiche di Microsoft e il ruolo della CFO Amy Hood

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   La scorsa settimana, mentre il settore videoludico era ancora sotto choc per i licenziamenti di massa annunciati da Microsoft – che hanno colpito anche Xbox, con la chiusura di The Initiative e l’interruzione di progetti in sviluppo –, nuove informazioni hanno iniziato a delineare le responsabilità dietro una crisi che sembrava inevitabile. Fonti interne puntano il dito contro Amy Hood, chief financial officer di Microsoft, accusata di aver imposto obiettivi finanziari insostenibili alla divisione gaming, già sotto pressione dopo l’acquisizione di Activision Blizzard per 70 miliardi di dollari. Una somma paragonabile agli 80 miliardi destinati all’intelligenza artificiale, settore prioritario per l’azienda, ma che nel caso di Xbox non ha prodotto i risultati attesi.

L’operazione, celebrata come un colpo da maestro quando fu annunciata, si è rivelata un boomerang. L’integrazione di Activision Blizzard, infatti, ha richiesto risorse ben superiori alle previsioni, costringendo Microsoft a tagliare altrove per mantenere i margini di profitto. Tra le vittime, non solo i dipendenti – circa 9.000 secondo le stime –, ma anche studi esterni che collaboravano con Bethesda, improvvisamente privi di finanziamenti. Un effetto domino che ha lasciato molti senza lavoro e alimentato malcontento tra chi è rimasto, costretto a fare i conti con carichi di lavoro più pesanti e progetti cancellati senza preavviso.

In questo clima, non è passato inosservato il post su LinkedIn di Matt Turnbull, executive producer di Xbox Game Studios Publishing, che prima di eliminarlo aveva suggerito ai colleghi licenziati di sfogarsi con l’intelligenza artificiale per superare il trauma. Un consiglio maldestro, che ha fatto discutere per la sua freddezza, ma che riflette un approccio sempre più distaccato delle grandi tech verso il personale.

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