Sanità in Puglia: cresce l’esodo di pazienti verso il Nord

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Puglia, nel 2022, ha registrato un saldo negativo di 230 milioni di euro nella mobilità sanitaria interregionale, con un incremento di 98,7 milioni rispetto all’anno precedente. I dati, elaborati dalla Fondazione Gimbe, evidenziano un divario sempre più marcato tra il Nord e il Sud del Paese, con un flusso costante di pazienti e risorse economiche che dalla Puglia e dal Mezzogiorno si dirigono verso regioni come Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Questo fenomeno, che non accenna a rallentare, rappresenta una delle criticità più evidenti del sistema sanitario regionale, già gravato da debiti e inefficienze.

L’analisi si basa sulla differenza tra i fondi ricevuti per curare pazienti provenienti da altre regioni e quelli spesi per i pugliesi che hanno scelto di rivolgersi altrove per ricevere trattamenti medici. Un meccanismo che, se da un lato genera entrate per le regioni del Nord, dall’altro impoverisce ulteriormente quelle del Sud, già in difficoltà. La Puglia, in particolare, si conferma tra le regioni con il maggior debito sanitario, un dato che riflette non solo la carenza di servizi sul territorio, ma anche la sfiducia dei cittadini verso le strutture locali.

Non è un caso isolato. Anche la Campania, nel 2022, ha registrato un saldo negativo di 308,4 milioni di euro, confermandosi tra le regioni con un “deficit rilevante” nella mobilità sanitaria. Secondo il rapporto Gimbe, il 54,4% delle prestazioni erogate fuori regione è stato gestito dal privato accreditato, un dato che sottolinea ulteriormente le carenze del sistema pubblico nel Mezzogiorno.

In controtendenza, invece, il Molise, che ha chiuso il 2022 con un saldo positivo di oltre 26 milioni di euro. I crediti, derivanti dalle prestazioni sanitarie fornite ai residenti di altre regioni, hanno superato i debiti, relativi ai servizi richiesti dai molisani altrove. Un risultato che, seppur positivo, non basta a compensare il quadro generale, dominato da uno squilibrio sempre più evidente tra Nord e Sud.

Il fenomeno della mobilità sanitaria, che vede migliaia di pazienti spostarsi ogni anno verso le regioni settentrionali, non è solo un problema economico, ma anche sociale. Le lunghe liste d’attesa, la carenza di personale e la mancanza di strutture all’avanguardia spingono sempre più pugliesi a cercare cure lontano da casa, con costi aggiuntivi e disagi non indifferenti.

I dati della Fondazione Gimbe, che fotografano una situazione già critica nel 2021, mostrano un ulteriore peggioramento nel 2022, con un aumento significativo del saldo negativo. Un trend che, se non invertito, rischia di aggravare ulteriormente le disuguaglianze tra le regioni, lasciando il Mezzogiorno sempre più indietro.

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