Bonus balconi 2026, ecco come ottenerlo attraverso il bonus ristrutturazioni
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Redazione Economia
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Quando si parla di mettere mano ai balconi di casa, nella gran parte dei casi si immagina l’esistenza di un incentivo ad hoc, magari chiamato “bonus balconi”, che però non è mai stato istituito come misura a sé stante. Per il 2026, la sostanza non cambia: chi desidera rifare il pavimento, installare una nuova ringhiera o magari realizzare una veranda, dovrà fare riferimento al bonus ristrutturazioni, l’agevolazione “madre” che assorbe al suo interno ogni intervento edilizio sulle unità immobiliari residenziali. La recente pubblicazione della guida aggiornata dell’Agenzia delle Entrate, datata 13 febbraio 2026 e che recepisce le indicazioni della Legge di Bilancio 199/2025, ha fatto definitivamente chiarezza sulle aliquote in vigore e sulle procedure da seguire per non perdere il beneficio.
La principale novità, che ormai caratterizza il biennio 2025-2026, risiede nella differenziazione della percentuale di detrazione in base alla destinazione dell’immobile oggetto dei lavori -2. Per le spese sostenute nell’arco di quest’anno, l’agevolazione si attesta sul 50% per gli interventi realizzati sull’abitazione principale, con un limite di spesa massimo di 96.000 euro -1. Viceversa, per le seconde case, per le pertinenze o per gli immobili concessi in locazione, l’aliquota scende al 36%, pur rimanendo invariato il tetto di spesa di 96.000 euro su cui calcolare la detrazione -3. Si tratta di un’architettura normativa che, confermata dalla manovra finanziaria, mira a sostenere prioritariamente la residenza primaria dei nuclei familiari, rimandando al 2027 un nuovo e progressivo ridimensionamento delle percentuali.
Per orientarsi in questo quadro, è indispensabile distinguere tra i diversi interventi che ricadono sotto l’ombrello del recupero edilizio. Non tutto ciò che riguarda il balcone è automaticamente detraibile se non rientra nelle categorie previste dall’articolo 16-bis del Tuir: la manutenzione straordinaria, come la sostituzione di elementi costitutivi o il rifacimento della pavimentazione, è certamente ammessa, così come il restauro e il risanamento conservativo. Attenzione, invece, alla manutenzione ordinaria: la semplice tinteggiatura di una ringhiera o la pulitura delle superfici, se non inserita in un contesto più ampio di ristrutturazione, non dà diritto ad alcuna agevolazione, a meno che non venga effettuata sulle parti comuni dell’edificio in ambito condominiale.
Chi può richiedere la detrazione e quali sono gli adempimenti obbligatori
Il ventaglio dei soggetti che possono accedere all’agevolazione è piuttosto ampio, e non si limita al solo proprietario dell’immobile. La guida delle Entrate ricorda che possono usufruire del bonus anche i titolari di un diritto reale di godimento (come l’usufrutto o l’uso), i locatari e i comodatari, a patto che abbiano ottenuto il consenso dal proprietario e che sostengano effettivamente le spese -2. Rientrano nella platea dei beneficiari anche i familiari conviventi del possessore o detentore dell’immobile, purché le spese siano rimaste a loro carico e i lavori riguardino l’abitazione in cui vivono. Per i condomini, la ripartizione della detrazione segue le consuete logiche millesimali, con l’amministratore che gioca un ruolo chiave nella comunicazione all’Agenzia delle Entrate delle spese sostenute per le parti comuni, specialmente per certificare l’effettiva natura di “abitazione principale” di ciascun condomino, fondamentale per ottenere l’aliquota maggiorata al 50% -5.
Sul piano operativo, per chi intende avviare i lavori nel 2026, la strada è segnata da adempimenti precisi, pena la decadenza dal diritto alla detrazione. Il pagamento deve essere eseguito esclusivamente tramite bonifico “parlante”, quello cioè che riporta la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e il codice fiscale o partita Iva del beneficiario del pagamento -2. È tassativamente escluso l’uso del contante. Inoltre, per tutti quegli interventi che comportano un risparmio energetico – e spesso i lavori al balcone, come la posa di infissi o schermature solari, lo implicano – scatta l’obbligo di inviare all’ENEA la scheda descrittiva dell’intervento, entro 90 giorni dal collaudo o dalla fine dei lavori -2. Non bisogna dimenticare, infine, la necessità di conservare con cura tutta la documentazione: fatture, ricevute dei bonifici e, soprattutto, i titoli abilitativi amministrativi come la CILA o, per i lavori in edilizia libera, una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che attesti la data di inizio dei lavori e la tipologia di intervento.
Bonus mobili e altre agevolazioni collegate
Un capitolo a parte, ma strettamente connesso alla ristrutturazione del balcone e dell’abitazione in generale, riguarda l’arredo dell’immobile. Chi effettua interventi di recupero edilizio, anche su parti come i balconi, può infatti beneficiare del bonus mobili, che per il 2026 è stato confermato con una detrazione del 50% su una spesa massima di 5.000 euro -7. Questo incentivo consente di acquistare mobili nuovi e grandi elettrodomestici, a patto che questi ultimi rispettino specifiche classi energetiche (ad esempio, classe E per lavatrici e lavastoviglie, classe F per i frigoriferi) -9. La regola fondamentale, che lega indissolubilmente questo bonus alla ristrutturazione, è che i lavori devono essere iniziati a partire dal 1° gennaio dell’anno precedente a quello dell’acquisto; quindi, per gli acquisti effettuati nel 2026, è necessario che il cantiere fosse già stato aperto nel corso del 2025.
Scompare, invece, dal panorama agevolativo 2026 il cosiddetto bonus barriere architettoniche al 75%, che non è stato prorogato dalla Legge di Bilancio -7. Ciò significa che gli interventi finalizzati all’eliminazione di ostacoli fisici, come la realizzazione di un servoscala o la modifica di una soglia balcone per renderla accessibile, confluiscono a tutti gli effetti nel bonus ristrutturazioni ordinario, con le aliquote del 50 o del 36 per cento e con i limiti di spesa standard di 96.000 euro -9. Una riduzione dell’agevolazione che, per chi ha effettive necessità legate a disabilità, rende ancora più strategica la pianificazione degli interventi in questo specifico anno fiscale.




