Ancelotti alla guida del Brasile: un matrimonio d’ambizione e calcio
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Dicono in Brasile che i veri campioni sanno «vezzeggiare la palla come se danzassero con la donna più bella del mondo». E ora, a guidare la Seleção verso il Mondiale 2026, ci sarà un italiano, Carlo Ancelotti, che alla grazia del gioco ha unito una carriera costellata di successi. La federazione brasiliana, dopo mesi di trattative, ha scelto di puntare su di lui, annunciando l’accordo con un tono trionfale: «Abbiamo preso il più grande della storia per allenare la squadra più grande della storia».
Ancelotti lascia il Real Madrid con un anno di anticipo rispetto alla scadenza del contratto, ma senza strappi, in un congedo concordato che gli permette di affrontare una nuova sfida. Quella di riportare il Brasile, reduce da un periodo di incertezze, ai vertici del calcio mondiale. Un compito non semplice, considerando il dominio argentino, fresco vincitore del Mondiale in Qatar, e la pressione di un paese che vive il pallone come una religione.
Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, non ha nascosto la soddisfazione per una scelta che, a suo dire, «conferma la supremazia della scuola italiana». Ancelotti, del resto, è stato a lungo legato alla federazione azzurra, e il suo approdo in Sudamerica rappresenta un riconoscimento per l’intero movimento. «Sono felice per lui, ma anche per il nostro calcio», ha aggiunto Gravina, sottolineando come questa nomina possa aprire nuove strade per i tecnici italiani.




