Assalto al portavalori in A14, il racconto del camionista preso in ostaggio
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Redazione Interno
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«Prima hanno tirato dei candelotti esplosivi contro il mio camion, poi si sono messi a sparare e mi hanno fatto fermare». Mirko Domizi, autotrasportatore di cinquantatré anni, ricostruisce con la precisione di chi ha vissuto un incubo a occhi aperti, trovandosi suo malgrado nel ruolo di comprimario in un'azione criminale di rara violenza. Uno degli aggressori, dopo averlo costretto a fermare l'autocisterna, gli ha intimato con un linguaggio crudo e perentorio di ostruire la carreggiata: «Mettiti di trasverso e non rompere». L'uomo, obbligato a una scelta senza alternative, ha eseguito l'ordine mentre il gruppo, che alcuni testimoni descrivono con tute bianche e armi da guerra, procedeva nel suo piano. Hanno poi sparato a uno pneumatico del mezzo pesante, per immobilizzarlo definitivamente, lasciando Domizi in attesa sul ciglio della strada fino all'una di notte, bloccato in un'autostrada divenuta improvvisamente un teatro di guerra.
L'inferno di piombo e il tesoro da tre milioni
L'obiettivo del commando, composto da almeno sette-otto persone e giunto dalla Puglia, non era il camionista ma un furgone portavalori della ditta Mondialpol, che transitava nello stesso tratto dell'A14, tra Loreto Porto Recanati e Civitanova Marche. Quel veicolo blindato, secondo le indagini coordinate dal procuratore capo Giovanni Narbone, trasportava un tesoro stimato in circa tre milioni di euro, fondi destinati al pagamento delle pensioni. L'assalto, caratterizzato da un fuoco di sbarramento con kalashnikov AK-47 e dall'uso di artifici esplosivi, è stato ripreso con un telefonino da un automobilista: le immagini mostrano quello che è stato definito un "inferno di piombo e fiamme", espressione di una "particolare professionalità criminale" nella pianificazione dell'azione. Tuttavia, nonostante la meticolosa preparazione, il colpo è fallito.
L'intervento delle forze dell'ordine e l'attività dei volontari
Il pronto intervento dei Carabinieri del Comando provinciale di Macerata ha infatti frustrato i piani della banda, arrestando tre dei presunti componenti, tutti originari di Cerignola, in provincia di Foggia; durante gli scontri è rimasto ferito anche uno dei malviventi. Le conseguenze dell'azione si sono protratte per ore, con il blocco totale dell'A14 in entrambe le direzioni di marcia, un caos viabilistico che ha richiesto l'immediato dispiegamento di risorse supplementari. Anche la Protezione Civile di Recanati, insieme ad altri gruppi e associazioni della provincia di Macerata, è scesa in campo, offrendo supporto presso i caselli autostradali per gestire l'emergenza generata dall'interruzione forzata del traffico.
Le indagini e la banda dei cerignolani
Le investigazioni, che proseguono senza sosta, stanno ricostruendo i movimenti del gruppo, specializzato in questo genere di assalti e noto alle forze dell'ordine. L'episodio, per la sua violenza e per l'audacia con cui è stato eseguito in un'infrastruttura cruciale, ha destato allarme, mettendo in luce metodi operativi sempre più aggressivi. L'utilizzo di armi di guerra e di esplosivi, unito alla tattica di prendere in ostaggio autisti ignari per creare sbarramenti, delinea una nuova, pericolosa frontiera della criminalità organizzata, che non esita a paralizzare interi territori pur di portare a termine i propri piani.




