Brescia, il poker di Corini e il Trento che protesta: finisce 2-1 al Rigamonti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L'effetto Corini, ormai, è un dato di fatto che si misura sul campo e, soprattutto, in classifica. Si materializza in quattro vittorie consecutive, un poker perfetto che proietta l'Union Brescia in una dimensione di fiducia concreta, lontana dalla retorica del semplice entusiasmo. Se nelle prime tre uscite il segno distintivo era stata l'estenuante attesa del gol decisivo, colto spesso nel recupero, contro il Trento sono invece serviti cento minuti di una resistenza strenua, quasi un supplementare, per custodire il vantaggio e aggiudicarsi una partita che, sul piano del gioco espresso, non è stata dominio incontrastato dei padroni di casa. Il risultato, un 2-1 che vale oro per le ambizioni di rimonta, racconta infatti di una squadra che ha saputo trasformare la propria identità in tempi record, adattandosi alla filosofia del nuovo allenatore e dimostrando una tempra che in precedenza sembrava latitare.

Una vittoria costruita con carattere

Non si può ancora definire il Brescia dei sogni, quello che mira a un ritorno immediato in Serie B, ma è indubbio che si tratti già del Brescia di Corini. Una squadra che, pur non brillando in termini di spettacolo puro in questa occasione, ha saputo stringere i denti quando necessario, gestendo le fasi più critiche con un pragmatismo che fa la differenza in un campionato lungo e logorante come quello di Serie C. La rete dello svantaggio iniziale non ha scalfito la determinazione del gruppo, che ha ribaltato il punteggio sfruttando al meglio le occasioni create, per poi difendere con ordine e sacrificio il bottino prezioso. Un percorso di crescita, il loro, che si consolida partita dopo partita, fondato su una solida organizzazione tattica e su una riscoperta compattezza.

La rabbia del Trento e le decisioni arbitrali

Dall'altra parte, invece, il sentimento predominante è un mix di rabbia e delusione. Il Trento, reduce da una striscia di quattro risultati utili consecutivi – inclusi due successi –, lascia il campo del Rigamonti con la netta sensazione di aver meritato di più. La prestazione offerta dagli uomini di Tabbiani, caratterizzata da un ottimo palleggio e da una notevole aggressività, avrebbe potuto – secondo la loro prospettiva – garantire almeno un punto. A turbare ulteriormente gli animi degli ospiti sono state alcune decisioni arbitrali, giudicate quantomeno discutibili, in particolare su un paio di episodi di gioco in area di rigore per i quali il direttore di gara, Di Reda, non ha ravvisato un fallo netto da concedere il penalty. Episodi che, naturalmente, hanno alimentato le proteste e contribuito a dipingere la sconfitta come amara e in parte immeritata.

Il cammino continua senza sosta

Al di là delle polemiche, che rimangono un corollario frequente nel calcio, il dato incontrovertibile è quello dei tre punti che rimangono a Brescia. Una vittoria che consolida la posizione di vicecapolista e che mantiene vivo un sogno, quello del ritorno in una serie superiore, che sembra oggi più realistico. Il merito, in questa fase, va ascritto a una squadra che ha saputo reagire a un avvio di stagione non esaltante, trovando in Corini il punto di riferimento tecnico e umano per innescare una reazione a catena positiva. Il Trento, dal canto suo, nonostante il ko, può trarre conforto dalla qualità del gioco espresso, un aspetto su cui costruire per i prossimi impegni, pur nella consapevolezza di aver lasciato sul campo una possibilità concreta di mettere in difficoltà una delle formazioni più in forma del torneo.

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