L'Ue indaga su Google per la retrocessione dei contenuti editoriali
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Redazione Economia
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La Commissione europea ha formalmente avviato un procedimento d'indagine contro Google, sospettando che il colosso di Mountain View violi le disposizioni del Digital Markets Act attraverso una pratica che lederebbe la visibilità degli editori. L'azione della Commissione, la quale ha condotto un'attività di monitoraggio preliminare, si concentra in particolare sulla cosiddetta "politica di abuso della reputazione del sito", uno strumento che, stando alle accuse, Google utilizzerebbe per degradare la posizione nei risultati di ricerca di quei siti di informazione e di altri editori che ospitano contenuti provenienti da partner commerciali. Si tratta di una mossa che, se confermata, porrebbe seri interrogativi sull'imparzialità dell'algoritmo e sul rispetto degli obblighi di trasparenza e correttezza.
I sospetti della Commissione e la politica di Google
Al centro del contendere vi è la valutazione se Google applichi, come prescritto dalla normativa, condizioni di accesso eque, ragionevoli e non discriminatorie ai siti web degli editori sul suo motore di ricerca. I tecnici di Bruxelles intendono accertare se la retrocessione dei contenuti, che di fatto ne riduce drasticamente la portata organica e l'impatto sul pubblico, costituisca un illecito vantaggio competitivo o un mezzo per esercitare pressioni. La politica contestata, che ufficialmente mira a contrastare lo spam e i contenuti di bassa qualità, finirebbe invece per penalizzare indiscriminatamente anche portali autorevoli, i quali, per sostenersi economicamente, integrano legittimamente articoli o video sponsorizzati. Non è la prima volta, del resto, che la società californiana incrocia le lame con le autorità antitrust continentali e con il mondo dell'editoria, un settore che dipende in maniera cruciale dal traffico generato dalla ricerca online.
Il contesto normativo del Digital Markets Act
Il Digital Markets Act, il regolamento che i Ventisette Paesi membri si sono dati per imporre regole di concorrenza più stringenti ai "guardiani" del mercato digitale, rappresenta il fondamento giuridico di questa nuova iniziativa. La legge, concepita per garantire che i mercati digitali funzionino in modo equo e contestabile, impone a queste grandi piattaforme una serie di obblighi precisi, tra i quali figura proprio quello di non trattare in modo più sfavorevole i servizi altrui rispetto ai propri. L'indagine in corso segnala dunque la volontà di applicare con rigore la nuova normativa, testandone l'efficacia contro uno dei protagonisti assoluti del settore. L'esito di questo procedimento potrebbe stabilire un precedente significativo per il futuro rapporto di forza tra i giganti tech e i produttori di contenuti.
Le possibili implicazioni per il panorama dell'informazione
Le conseguenze di queste pratiche, qualora fossero confermate, toccherebbero il cuore stesso dell'ecosistema informativo. Un declassamento sistematico dei siti di media, infatti, non solo mina la loro sostenibilità economica, già fragile, ma influisce anche sulla diversità delle fonti a cui i cittadini possono accedere, alterando di fatto l'agenda pubblica. La dipendenza degli editori dagli algoritmi dei motori di ricerca è un dato di fatto strutturale, il che rende la neutralità di questi ultimi una questione di interesse collettivo che va ben oltre le mere dinamiche di mercato. L'indagine europea, pertanto, solleva un interrogativo di fondo sulla libertà di informazione nell'era digitale e sui poteri, quasi regolatori, che si sono concentrati nelle mani di poche entità private.




