Famiglia nel bosco, la Corte d’appello chiude la porta al ricorso: “Bimbi restano in comunità”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte d’Appello dell’Aquila, con un’ordinanza destinata a pesare come un macigno sull’ormai estenuante contenzioso, ha dichiarato improcedibile il reclamo presentato dai legali della “famiglia nel bosco” di Palmoli. Di fatto, è stata ribadita la necessità del mantenimento dei tre figli minori della coppia – due gemelli di 6 anni e una bambina di 8 – all’interno della casa famiglia protetta di Vasto, quella stessa struttura che li ospita ininterrottamente dal 20 novembre scorso. I magistrati aquilani, nel respingere le sollecitazioni degli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, hanno preferito restituire la patata bollente al Tribunale per i minorenni, demandando a quest’ultimo la valutazione approfondita – “nella pienezza del contraddittorio delle parti” – sull’eventuale, e per ora improbabile, ritorno dei piccoli tra le braccia dei genitori.

Il pianto nella notte e la paura di “non tornare a casa”

Proprio mentre i giudici sigillavano questa decisione, un elemento emotivo dirompente, che aveva già iniziato a circolare nei giorni precedenti, ha gettato nuova luce sullo stato d’animo dei minori. Un audio, registrato all’interno della stessa comunità di Vasto, cattura il pianto disperato di uno dei gemelli nel cuore della notte; la madre, Catherine Birmingham, non potendo dormire nella stessa stanza (vista la sua presenza limitata alla fascia oraria dei pasti), ascolta impotente le urla provenienti dal piano di sotto. Nella registrazione, finita agli atti del procedimento, si sentono i passi del bambino salire le scale, l’apertura della porta e la sua voce spezzata dal terrore che confessa un timore preciso e lancinante: “Ho paura di non tornare a casa”. Il piccolo, una volta accolto dalla madre nella sua camera – gesto che le verrà successivamente contestato in una relazione dagli operatori –, trova un apparente sollievo, ma la sua richiesta d’aiuto rimane un’istantanea cruda dell’ansia da separazione che rischia di segnarlo.

La battaglia legale e la posizione dei periti

Nel frattempo, il braccio di ferro tra la difesa della coppia anglo-australiana e l’autorità giudiziaria si è ulteriormente inasprito. I legali, che avevano puntato il dito contro l’“unilateralità” dell’ordinanza del 6 marzo scorso (quella che aveva disposto l’allontanamento della madre dalla struttura), sostengono che le criticità iniziali – relative all’abitazione, alle vaccinazioni e all’istruzione – siano state ormai interamente sanate. Tuttavia, la posizione della Corte appare granitica, anche alla luce degli strali lanciati dallo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte per la famiglia. Cantelmi, che definisce “clamorosa ingiustizia” la delegittimazione mediatica e giudiziaria subita dalla madre, ha accusato gli organi preposti (dal Tribunale agli assistenti sociali, fino alla stessa perizia della consulente Simona Ceccoli) di aver sistematicamente ignorato i video e le registrazioni che provavano lo stato di sofferenza dei bambini. La sua analisi, che descrive Catherine come esente da patologie psichiatriche nonostante le caratteristiche di personalità discusse, si scontra però con la narrazione ufficiale che parla ancora di “rischio di pregiudizio” per i minori.

La solitudine dei piccoli in una struttura protetta

Così, in attesa che il Tribunale minorile si esprima nuovamente nel merito, i tre fratelli restano sospesi in un limbo istituzionale; la madre può incontrarli solo nelle ore diurne, mentre il padre Nathan rimane di fatto ai margini delle dinamiche quotidiane, relegato a incontri sporadici. Se da un lato il sistema giudiziario rivendica la priorità della socializzazione e dell’istruzione (elementi carenti nella vita isolata nel casolare di Palmoli), dall’altro emergono i fantasmi del distacco: le parole sussurrate dal bimbo nel buio della stanza – “Che non siamo a casa” – rappresentano forse l’unica verità incontrovertibile di questa vicenda, una verità che nessuna relazione psicologica, per quanto dettagliata, riesce a intrappolare del tutto.

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