Gli Usa pronti a riconoscere la Crimea come russa, mentre Trump alza la voce: "Se una parte è stupida, lasciamo i negoziati"
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Redazione Esteri
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A oltre tre anni dall’invasione russa, la guerra in Ucraina entra nel suo 1.151esimo giorno tra segnali contraddittori, aperture negoziali e tensioni diplomatiche. Secondo quanto riportato da Bloomberg, gli Stati Uniti sarebbero disposti a riconoscere il controllo di Mosca sulla Crimea, annessa nel 2014, come parte di un più ampio accordo di pace. Fonti vicine alle trattative hanno lasciato trapelare che Washington potrebbe accettare lo status quo nella penisola, a patto che Kiev ottenga garanzie sulla propria sovranità nei territori ancora contesi.
Intanto, l’amministrazione Trump – che in campagna elettorale aveva promesso una soluzione in "24 ore" – sembra aver cambiato registro. Il presidente ha lanciato un avvertimento poco velato, affermando che gli Usa "sono pronti ad abbandonare il tavolo delle trattative se una delle due parti si comporta da stupida". Una presa di posizione che, se da un lato riflette l’impazienza americana, dall’altro rischia di indebolire la già fragile posizione ucraina.
Sul fronte economico, Kiev ha annunciato un memorandum d’intesa con Washington per lo sfruttamento delle terre rare, risorse cruciali per l’industria tecnologica e militare. Un accordo che, sebbene non direttamente legato al conflitto, potrebbe rafforzare la partnership tra i due paesi in un momento di crescente incertezza.
Mentre la diplomazia americana sembra oscillare tra pressioni e distensione, Mosca mantiene un atteggiamento ambiguo, alternando dichiarazioni concilianti a nuove offensive sul campo. Quanto all’Ue, il senatore repubblicano Marco Rubio ha ribadito che "l’Europa deve farsi carico di Kiev", segnando un ulteriore distacco dalla linea atlantica.




