Politano: “Il mondiale è l’ultima occasione per molti di noi”
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Redazione Sport
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Matteo Politano, che di anni ne ha compiuti trentadue e due scudetti cuciti addosso come fossero parte del suo stesso tessuto muscolare, si presenta al microfono di Vivo Azzurro TV con una consapevolezza quasi spiazzante per chi lo ha sempre visto come un esterno agile più che come un leader. Stavolta, però, è lui il veterano. O meglio, quello che nel gruppo azzurro viene definito “il più anziano” dopo Spinazzola, e lo dice con una franchezza che non ammette giri di parole: il mondiale rappresenta l’ultima chiamata per molti di quelli che condividono con lui lo spogliatoio. Non una recriminazione, non un lamento: un dato di fatto, crudo e motivante al tempo stesso. La partita di martedì sera a Zenica contro la Bosnia ed Erzegovina – fischio d’inizio alle 20.45, arbitra il francese Turpin – non è quindi soltanto una gara secca per un passaporto iridato, ma il confine netto tra un’idea di nazionale che potrebbe rinnovarsi e un’altra destinata a lasciare per strada i suoi interpreti più rappresentativi.
L’ultima curva prima del sogno
Da un paio di mesi, racconta Politano, il pensiero fisso del gruppo è soltanto uno: arrivarci, a quel mondiale. E lo dice con il realismo di chi ha già vinto cose importanti a Napoli, dove la pressione è pane quotidiano, e sa che il merito da solo non basta. “Ce lo meritiamo, ma dobbiamo dimostrarlo in campo”, sottolinea l’attaccante, scaricando ogni possibile alibi. La trasferta di Zenica, in questo senso, rappresenta l’esame di maturità per una squadra che contro avversari più modesti ha spesso mostrato timori e “mostri” interiori, come lui stesso ammette riferendosi al primo tempo dell’ultima uscita. Poi l’1-0 li ha sbloccati, e quella rete – per quanto pesante – non ha cancellato le incertezze ma ha indicato la strada. L’errore, secondo il napoletano, sarebbe proprio quello di credersi già arrivati: “La viviamo bene, siamo tranquilli pur sapendo cosa e quanto ci giochiamo”, precisa, quasi a voler tenere a bada l’entusiasmo eccessivo.
Gattuso, quella carica in più rispetto a Napoli
C’è un’altra figura, in questa vigilia, che Politano descrive senza filtri: l’allenatore Gattuso. Chi si aspetterebbe un tecnico cauto o gestuale si sbaglierebbe di grosso. “È più carico che a Napoli – rivela l’azzurro – chiede il massimo a tutti”. Un’osservazione che pesa come un macigno, se si considera che il calcio napoletano è già di per sé un forno a pressione. Eppure, per Gattuso, la posta in palio sembra aver alzato l’asticella della tensione positiva: niente alibi, niente giustificazioni tattiche, soltanto la richiesta di un rendimento al limite delle possibilità. Politano non entra nel merito di scelte tecniche o moduli, ma lascia intendere che lo spogliatoio ha recepito il messaggio. Non c’è spazio per timidezze, né per calcoli: martedì sera si parte forte dal primo minuto, come ha già avuto modo di ripetere in altre interviste.
Gli italiani? Accanto, ma senza pietismo
L’appello che Politano lancia, quasi di striscio, è chiaro: “Gli italiani ci stiano vicini”. Non una supplica, ma una richiesta di sostegno attivo, quella che secondo lui può fare la differenza in una partita secca dove il fattore campo – quello bosniaco – non sarà certo amichevole. La nazionale ha bisogno di sentire il calore da casa, anche a distanza, per non sentirsi sola in uno stadio ostile. E qui il giocatore del Napoli sfiora un tema delicato: il peso psicologico che la maglia azzurra ha portato per mesi, fatto di critiche e aspettative non sempre gestite bene. Adesso, però, il gruppo ha trovato un equilibrio. I ragazzi sono concentrati, felici per il primo traguardo raggiunto (il passaggio del turno o la qualificazione, a seconda delle letture), e quei giorni di recupero serviranno proprio per rifinire i dettagli di una “battaglia” che non ammette secondi fini.




