Modena celebra Pavarotti a novant'anni dalla nascita, Magiera ricorda il tenore
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’inconfondibile voce di Luciano Pavarotti, una delle più belle che la storia della lirica abbia mai avuto l’onore di ascoltare, oggi, 12 ottobre, ha nuovamente riempito Piazza Grande e ha aleggiato negli spazi del teatro comunale, eccezionalmente aperto per rendere omaggio al suo cittadino più illustre. In quello che sarebbe stato il suo novantesimo compleanno, Modena ha scelto di ricordare il grande tenore nel modo a lui più congeniale, ovvero attraverso la potenza immortale della musica, che ha costituito l’essenza della sua lunga e luminosa carriera. L’apice delle celebrazioni, le quali hanno visto per l’intera giornata la diffusione delle sue arie più celebri in vari luoghi simbolo della città, è stato un concerto tributo organizzato nel teatro intitolato proprio a lui e a Mirella Freni, il soprano modenese che fu sua compagna in molte avventure artistiche di risonanza mondiale.
Il ricordo del maestro Leone Magiera
In un’epoca in cui certi fasti dell’opera lirica sembrano appartenere a un passato remoto, c’è ancora una casa a Bologna, meta di aspiranti cantanti provenienti da ogni angolo del globo, che custodisce la memoria viva di quel periodo irripetibile. È la dimora di Leone Magiera, novantun anni, musicista, pianista e, soprattutto, testimone diretto e artefice di quella stagione. La sua figura, infatti, è indissolubilmente legata a quella di Pavarotti, di cui non fu solo il maestro ma anche un amico fraterno, come lui stesso ha ricordato in occasione di questo anniversario. Magiera ha rievocato un’amicizia lunga una vita e una collaborazione professionale, che ha attraversato circa mezzo secolo, caratterizzata da momenti di profonda complicità, come le battute scambiate in dialetto modenese, e da episodi cruciali, quali il precipitarsi a New York per un’indispensabile preparazione sulla "Tosca".
Un tributo fatto di affetto e memoria
Quella che Modena ha voluto tributare a Luciano Pavarotti non è stata una semplice cerimonia commemorativa, bensì una prova d’affetto sentita e corale, il segno tangibile di un legame che, nonostante il tempo trascorso, non si è affievolito ma anzi si è consolidato nella memoria collettiva. La sua presenza, durante il concerto, si è percepita in ogni nota: era lì, idealmente, mentre le sue interpretazioni risuonavano nel teatro, a stringere la ‘gelida manina’ di Mimì o a ricordare la volubilità del cuore femminile. Un’atmosfera carica di nostalgia, ma anche di fierezza per un’eredità artistica che continua a emozionare, dimostrando come il suo canto, di una bellezza impareggiabile, resti un punto di riferimento assoluto, capace di superare le barriere del tempo.
La scuola di Magiera e l'eredità artistica
L’eredità di Pavarotti, del resto, vive anche attraverso l’instancabile operato del maestro Magiera, la cui casa è diventata un faro per i nuovi talenti. Pochi giorni fa, come ha raccontato, sono giunti venti giovani cantanti dalla Cina, a testimonianza di una fama che supera i confini nazionali e di un metodo che affonda le radici in un’esperienza unica. È lui, infatti, lo scopritore sia di Pavarotti che di Mirella Freni, avendo legato la sua lunga carriera di talent-scout e direttore d’orchestra alla scoperta e alla crescita artistica del tenore modenese, a cui diede persino lezioni inizialmente gratuite, gettando le basi per quella che sarebbe diventata una travolgente conquista del panorama musicale mondiale.




