Ducati nel caos, Bagnaia si smarrisce a Mandalika
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Quello che doveva essere un weekend di consolidamento, dopo il trionfo giapponese, si è trasformato nel peggiore incubo stagionale per la squadra ufficiale Ducati. Sulla pista di Mandalika, che pure aveva regalato il titolo costruttori e quello a squadre, le certezze sono andate in frantumi, lasciando il posto a un interrogativo pesante come un macigno, il cui nome è Francesco Bagnaia. Il campione del mondo in carica, reduce da una vittoria a Motegi che sembrava aver chiuso una fase critica, è ripiombato in una crisa profonda, concludendo la gara in ultima posizione dopo una prestazione opaca e priva di quell’aggressività che solitamente lo contraddistingue. Un crollo, il suo, che ha offuscato persino il ritiro di Marc Marquez, il quale, pur avendo conquistato matematicamente il suo settimo titolo in MotoGP pochi giorni prima, ha chiuso la sua corsa in infermeria.
Analisi profonde richieste dal team
Davide Tardozzi, team manager della corazzata di Borgo Panigale, non ha cercato giustificazioni di comodo, ammettendo la gravità della situazione in maniera diretta. "Vanno fatte analisi profonde", ha dichiarato, sottolineando come l’intero sistema attorno al pilota torinese debba essere passato al setaccio. Le sue parole, asciutte e perentorie, suonano come un’ammissione di fallimento temporaneo, un riconoscere che gli strumenti attuali, forse, non sono più sufficienti a sostenere un talento che appare visibilmente in affanno. L’atmosfera, che dopo il successo in terra nipponica si era surriscaldata con i pronostici su un "Mundialito" tra Bagnaia e un Marquez finalmente ritrovato, si è gelata all’istante, trasformando quelle speranze in quella che viene definita, non a caso, una "Desbarajuste", una confusione generale dove nulla sembra funzionare come previsto.
Il trionfo di Aldeguer mette in luce la crisi
Sullo sfondo di questo dramma tecnico e umano, ha trionfato l’imprevisto nella figura di Fermin Aldeguer. Il ventenne del team Gresini, approdato in MotoGP da poco, ha dominato il gran premio indonesiano con un’autorità che ha lasciato a bocca aperta, staccando il secondo classificato di oltre otto secondi. La sua gara perfetta, unita al passo falso di Marco Bezzecchi – altro pilota Ducati che sembrava poter lottare per la vittoria – ha messo ancor più in risalto la debacle del numero uno ufficiale, dimostrando come il potenziale della moto sia intatto, ma forse non calibrato sulle esigenze specifiche di Bagnaia. Un paradosso amaro, per una casa che ha vinto tutto ciò che era possibile vincere in questa stagione, e che ora si ritrova a dover spiegare a se stessa il declino del proprio leader.
Una crisi sistemica per Bagnaia
La situazione, dunque, non si limita a un semplice weekend negativo, facilmente archiviabile in un campionato lungo e logorante. Essa assume i contorni di una crisi sistemica, che chiama in causa l’assetto della moto, il supporto tecnico e, inevitabilmente, l’equilibrio psicologico di un pilota abituato a lottare per il primo posto e ora costretto a constatare la propria inconsistenza in pista. Mentre Marquez, pur ko, può guardare al futuro da campione del mondo, per Bagnaia il presente si fa ossessivamente una sola, grande domanda, alla quale né lui né la sua scuderia sembrano avere, al momento, una risposta pronta.




