La Sampdoria chiama, la Sud risponde: giovedì 22 maggio l’appuntamento sotto la Gradinata
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Redazione Sport
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Non solo una retrocessione, ma un vero e proprio trauma per la storia dell’U. Sampdoria, che per la prima volta scivola in Serie C dopo una stagione fallimentare sotto ogni punto di vista. I tifosi della Sud, quelli che da sempre rappresentano l’anima più accesa del tifo blucerchiato, hanno convocato per giovedì 22 maggio alle 20.30 un incontro sotto la Gradinata dello stadio Luigi Ferraris, in via del Piano. Un appello rivolto non solo ai sostenitori, ma anche a "chi si sente in dovere di dare delle risposte per il futuro", come si legge nel volantino diffuso sui social.
Le parole usate sono nette, cariche di rabbia e disillusione: "Chiudiamo questa stagione nella maniera più drammatica possibile; questa retrocessione rappresenta non uno dei momenti, ma il momento più doloroso e significativo nella storia della Sampdoria". Un riferimento chiaro al comunicato del club, che nei giorni scorsi ha chiesto scusa ai tifosi per il disastro sportivo, ma che evidentemente non basta a placare la frustrazione di chi vede nella caduta in terza serie un colpo durissimo, non solo sportivo ma anche economico e simbolico.
La situazione finanziaria è uno dei nodi centrali: servirebbero "subito 80 o 100 milioni" per rilanciare una squadra il cui controllo, saldamente in mano a Matteo Manfredi tramite Blucerchiati, potrebbe ora entrare in una fase di ridefinizione. La damnatio memoriae evocata dai tifosi – con un parallelo storico che rimanda alla cancellazione del nome degli imperatori romani caduti in disgrazia – suona come una condanna senza appello per una gestione ritenuta incapace.
Intanto, la cronaca degli ultimi giorni ha aggiunto toni grotteschi al dramma. Dopo la sconfitta contro la Juve Stabia, i giocatori sono fuggiti in fretta e furia da Bogliasco, con il pullman deviato all’ultimo momento verso Milano Malpensa per evitare possibili tensioni. Petardi sono esplosi sotto casa di M’Baye Niang, segno di un malcontento che non risparmia neppure i calciatori.




