Mare fuori 6, i primi episodi dal 4 marzo su RaiPlay: Virginia Bocelli tra le new entry, Artem Tkachuk resta nel cast, e si lavora già alla settima e ottava stagione
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La macchina produttiva di Mare fuori, giunta ormai a regime, non accenna a rallentare la propria inesorabile marcia: la sesta stagione della serie ambientata nell’istituto penale per minorenni di Napoli — quel fittizio IPM che da sei anni a questa parte funge da cassa di risonanza per storie di fragilità, crimine e seconde possibilità — è pronta al debutto con una data di uscita ormai fissata e una valanga di novità che riguardano tanto il cast quanto l’architettura narrativa. I primi sei episodi, va detto, saranno disponibili sulla piattaforma RaiPlay a partire dal 4 marzo; l’intero boxset, comprensivo quindi dei restanti sei episodi, verrà rilasciato l’11 marzo per poi approdare, in un secondo momento, in prima serata su Rai2. Lo hanno annunciato, nel corso della conferenza stampa di presentazione tenutasi a Roma presso la sede Rai di via Alessandro Severo, il produttore Roberto Sessa per Picomedia e la direttrice di Rai Fiction Maria Pia Ammirati, i quali hanno contestualmente confermato un’estensione del franchise che pare inarrestabile: la settima e l’ottava stagione, il cui progetto è già stato consegnato, si faranno -1-6-8.
I numeri da record e la continuità del fenomeno seriale
Che il pubblico continui a rispondere con entusiasmo — per usare un eufemismo — lo dimostrano i numeri, del resto, e i numeri sono lì, granitici, a certificare un successo che ha pochi precedenti nel panorama della serialità italiana: le cinque stagioni andate in onda dal 2020 a oggi hanno totalizzato qualcosa come quattrocentonovanta milioni di visualizzazioni complessive, una cifra che Sessa stesso ha definito, nel corso dell’incontro con la stampa, «abbastanza impressionante» per una serie giunta ormai alla sua sesta iterazione. E non si tratta soltanto di quantità: due Nastri d’argento - Grandi Serie, quattro Ciak d’oro serie tv e persino una candidatura al Globo d’oro punteggiano un percorso che evidentemente la Rai considera ancora un investimento più che valido, nonostante le inevitabili defezioni di alcuni dei beniamini del pubblico — Nicolas Maupas, Giacomo Giorgio, Matteo Paolillo su tutti — i quali, cresciuti artisticamente all’ombra di quel set napoletano, hanno ormai intrapreso strade professionali differenti.
L’asse portante di Rosa Ricci e le nuove dinamiche dell’IPM
Al centro del racconto, a tenere saldamente le redini di una narrazione che rischierebbe altrimenti di disperdersi, rimane Rosa Ricci: l’erede del boss don Salvatore, interpretata da una Maria Esposito ormai pienamente identificatasi con quel ruolo, si troverà a navigare — ed è questa la principale linea di tensione della sesta stagione — tra i complessi conflitti familiari mai sopiti, le vendette incrociate del clan Di Salvo e quel bisogno di redenzione che, dopo aver ritrovato la madre creduta morta, sembra finalmente assumere i contorni del possibile. «Nella vita la sola cosa che conta è l’amore», recita la battuta clou che gli autori hanno cucito addosso al personaggio, a significare una virata decisa verso tonalità più tenui e sentimentali. La stagione, peraltro, riparte esattamente dal cliffhanger che aveva lasciato i telespettatori col fiato sospeso al termine della quinta serie: Tommaso, il ragazzo che si è frapposto tra Rosa e il proiettile di un misterioso attentatore, lotta tra la vita e la morte in ospedale, e l’intero istituto si interroga sul mandante di quell’agguato.
Le new entry: Virginia Bocelli e il clan delle tre sorelle
Tra le novità più chiacchierate del nuovo corso, e non potrebbe essere altrimenti vista la genealogia artistica della giovane interprete, spicca l’ingresso nel cast di Virginia Bocelli. La figlia del tenore Andrea — terzogenita, diplomata in pianoforte, campionessa regionale di ginnastica ritmica e già con una piccola parte alle spalle in Doc - Nelle tue mani — veste i panni di Stella, una ragazza di buona famiglia, cresciuta rigidamente e destinata a una carriera musicale, la quale si macchia suo malgrado di un crimine gravissimo pur di sottrarsi all’oppressivo ambiente domestico. L’ingresso nell’IPM, per lei, rappresenta non soltanto una caduta verticale nel baratro, ma anche — e questo è il paradosso su cui la sceneggiatura evidentemente intende giocare — la prima, autentica occasione di scoprire il valore salvifico dell’amicizia. «Fin da piccola ho sempre guardato Mare fuori insieme ai miei genitori», ha raccontato l’attrice durante la conferenza, «vengo da un mondo completamente diverso, quello della musica, ed è stato un salto spaventoso; ma sul set mi sono trovata benissimo con tutti».
A complicare — e arricchire — l’ecosistema narrativo della sezione femminile contribuisce inoltre l’arrivo di tre sorelle, Sharon, Marika e Annarella, interpretate rispettivamente da Cartisia Somma, Carlotta Pinto e Greta De Rosa, le quali si presentano con ambizioni criminali già ben delineate e verosimilmente legate a doppio filo con Carmela, il personaggio interpretato da Giovanna Sannino -1-8. E ancora: Mey Ling, una giovane detenuta straniera dal passato misterioso cui presta volto Joyce Huang, e un nuovo direttore dell’istituto, Stefano Stazi, ruolo affidato a Romano Reggiani, chiamato a sostituire la Sofia Durante di Lucrezia Guidone ormai uscita di scena -4-6.
Il caso Artem Tkachuk e le dichiarazioni del produttore
Durante l’incontro romano, inevitabilmente, la curiosità dei giornalisti si è concentrata anche su Artem Tkachuk, l’interprete di Pino Pagano detto ’o Pazzo, il quale nei mesi scorsi era finito al centro di alcune vicende di cronaca giudiziaria. L’attore, com’è noto, era stato accusato di aver danneggiato alcune attrezzature all’interno dell’ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli, circostanza da lui successivamente ricostruita sui social come conseguenza di un trattamento sanitario obbligatorio, negando recisamente la versione dei danneggiamenti e sottolineando l’assenza di denunce formali a suo carico. Roberto Sessa, interpellato sulla posizione dell’attore all’interno del progetto, è stato netto e, al contempo, misurato: «Artem è un pilastro fondamentale del nostro percorso fin dalla prima stagione. È un ragazzo da ammirare e da proteggere, viene da un’esperienza personale di vita molto complicata e negli ultimi mesi ha avuto delle difficoltà in più. Noi gli siamo stati vicini, continua a far parte della nostra avventura». Il produttore ha però tenuto a circoscrivere la questione al solo perimetro narrativo: se la vena del personaggio dovesse esaurirsi, ha chiarito, «si troverà una via d’uscita; è solo una questione narrativa, tutto il resto è strumentalizzazione».
La regia, l’etica della narrazione e le linee di sviluppo
Alla regia della sesta stagione, in tandem con Francesca Amitrano, siede Beniamino Catena — professionista di solida esperienza, già artefice del successo di Doc e Un passo dal cielo — il quale ha dichiarato di aver cercato di mantenere una continuità con l’impianto precedente pur accentuando quella che definisce la «musicalità» della serie e, soprattutto, il percorso di recupero e redenzione dei ragazzi, qui divenuto «preponderante» rispetto alle pure dinamiche criminali. Uno scavo psicologico, questo, che troverà ulteriore spazio in Mare fuori #Confessioni, il format di retroscena e approfondimenti che tornerà su RaiPlay dal 18 febbraio per accompagnare il pubblico verso il debutto dei nuovi episodi.
Sul versante maschile, Carmine Recano anticipa per il suo personaggio — Massimo, ’o comandante — una stagione di fragilità inedite: l’attentato subito da Rosa lo avvicina sempre più a Maria, la madre della ragazza, e questo lo costringerà a interrogarsi sui propri sentimenti, dover scegliere tra l’identità professionale costruita in anni di disciplina e il bisogno, umanissimo, di affetto e di felicità -8-10. Parallelamente, anche l’educatore Beppe, cui dà volto Vincenzo Ferrera, sarà messo di fronte alle proprie vulnerabilità: «pagherà un prezzo per essersi esposto», ha anticipato l’attore, tratteggiando un personaggio che da figura di supporto diviene esso stesso terreno di conflitto interiore -8.




