Vittorio Sgarbi stabile e vigile, resta in terapia intensiva al Gemelli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Vittorio Sgarbi è stabile e vigile, ma resta ricoverato in terapia intensiva al Policlinico Gemelli di Roma, dove proseguono le cure dopo la grave insufficienza respiratoria che ha reso necessario il ricovero. Il critico d’arte ed ex sottosegretario alla Cultura si trova nella struttura ospedaliera dall’inizio di ottobre e continua a essere seguito nel reparto di rianimazione. Le condizioni cliniche non hanno quindi consentito il trasferimento in un reparto ordinario, mentre i sanitari stanno portando avanti le terapie previste.

La polmonite e il ricovero d’urgenza al Policlinico Gemelli

All’origine della crisi respiratoria c’è una polmonite insorta nella notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre. Il primo bollettino medico aveva definito le condizioni del settantaquattrenne «critiche» ma stabili, descrivendo un quadro che richiedeva assistenza intensiva. Il documento era stato firmato da Massimo Antonelli, direttore del Dipartimento di Scienze dell’emergenza, anestesiologiche e della rianimazione dell’ospedale romano. Nei giorni successivi è arrivato un ulteriore elemento positivo sul piano dello stato di coscienza: il paziente viene indicato come vigile, pur continuando ad avere bisogno delle cure del reparto specialistico.

Attorno a Sgarbi si sono riuniti familiari e persone a lui vicine. Al Gemelli sono stati indicati, tra gli altri, la compagna Sabrina Colle e i figli, mentre Evelina ha raccontato pubblicamente il forte impatto provocato dalla visita al padre durante il ricovero. La giovane aveva già espresso preoccupazione per le condizioni fisiche del genitore, descrivendo la sofferenza osservata in ospedale. Nelle ore precedenti al peggioramento, Colle ha riferito che a casa era intervenuto anche un infermiere inviato dalla struttura sanitaria per l’idratazione e la somministrazione di un antipiretico.

Le accuse dell’ex compagna Barbara Hary sulle condizioni di salute

Sul caso è intervenuta anche Barbara Hary, ex compagna del critico, sostenendo che esisterebbero «responsabilità oggettive» per le attuali condizioni di salute. La vicenda si inserisce in un periodo già segnato da problemi fisici e personali: un precedente importante ricovero risale infatti alla primavera del 2025, quando le condizioni dell’ex sottosegretario avevano già attirato una forte attenzione pubblica. Negli ultimi giorni familiari e persone del suo entourage hanno espresso posizioni differenti sul modo in cui sarebbe stato gestito il periodo precedente all’attuale emergenza sanitaria, mentre il dato clinico comunicato dall’ospedale riguarda la necessità di proseguire le cure intensive.

Dalla politica alla storia dell’arte, una carriera tra musei e istituzioni

Nato a Ferrara l’8 maggio 1952, Sgarbi ha costruito la propria attività professionale soprattutto attorno alla storia e alla critica d’arte. È stato professore ordinario di Storia dell’arte, accademico di San Luca e ha curato mostre in Italia e all’estero. Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali e culturali, dalla presidenza del MART di Rovereto a quella della Fondazione Canova di Possagno e di Ferrara Arte, oltre ad aver diretto nel 2011 il Padiglione Italia della 54ª Biennale di Venezia. È stato inoltre sindaco di Sutri, Salemi e San Severino Marche e ha pubblicato numerosi volumi dedicati al patrimonio artistico italiano.

Il rapporto con l’arte emerge anche dalla casa romana del critico, trasformata nel tempo in una sorta di museo privato. Nell’appartamento trovano posto oltre 10mila libri insieme a dipinti, sculture, fotografie, antiquariato e arredi d’epoca, distribuiti nelle diverse stanze senza una netta separazione tra spazi domestici e collezione. Una parte delle opere è legata alla raccolta Cavallini Sgarbi e alla figura della madre Rina Cavallini. Tra i lavori conservati nell’abitazione sono stati indicati una Santa Lucia di Ribera, un ritratto di Olga realizzato da Franz von Stuck e Il crollo di Alberto De Stefani.

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