Natale, il pranzo di Sant'Egidio che non dimentica nessuno

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Poveri, anziani, famiglie in difficoltà e rifugiati hanno trovato un posto a tavola per il pranzo di Natale organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, in un’iniziativa che, ormai tradizionale, si è estesa ben oltre i confini di Roma. Un’immagine, quella delle tavole apparecchiate, che rappresenta un ideale di convivenza e accoglienza, al quale partecipano persone di diversa origine e con storie spesso segnate dalla fatica. Quel gesto, semplice nella sua essenza, vuole essere, come si legge in una nota della stessa comunità, un messaggio forte di solidarietà e di pace rivolto non solo a chi abita le nostre città ma anche ai popoli che soffrono a causa dei conflitti.

I numeri di una giornata di condivisione

Le dimensioni dell’evento, che si è tenuto mercoledì 25 dicembre, testimoniano la vastità di un’adesione che trasforma un pranzo in un fenomeno di ampia portata. In Italia sono state circa ottantamila le persone coinvolte, distribuite in un centinaio di città, mentre a livello globale si stima che i partecipanti abbiano superato le duecentocinquantamila unità, toccando una settantina di paesi nel mondo. Cifre che, al di là della loro portata statistica, raccontano di una rete capace di tradurre in azione concreta il concetto di vicinanza.

Le tavolate nelle città italiane

A Genova, dove i pranzi organizzati sono stati diciotto, hanno partecipato oltre quattordicimila persone. La città ha aperto spazi significativi, dalla basilica della Santissima Annunziata del Vastato ai Magazzini del cotone, fino alla Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, utilizzata per la prima volta per questa occasione. Un’atmosfera che ha spinto la sindaca a dichiararsi orgogliosa di amministrare una realtà capace di esprimere tale livello di inclusione. A Padova, invece, la giornata ha registrato la partecipazione del presidente della Regione Veneto, il quale ha scelto di trascorrere parte del Natale insieme agli organizzatori e agli ospiti, sottolineando come l’amministrazione regionale intenda fare la sua parte a supporto di chi costruisce reti di aiuto.

Il significato oltre il gesto

L’evento, che si colloca al termine del Giubileo della speranza, non si limita a offrire un pasto ma punta a riscattare la dignità di chi è stato emarginato, proponendo un modello di società dove nessuno viene lasciato indietro. La scelta dei luoghi, spesso prestigiosi e carichi di storia, non è casuale e serve a ribadire che gli ultimi hanno diritto a occupare i primi posti. È una celebrazione che, evitando toni assistenzialisti, si concentra sulla condivisione della tavola come atto profondamente umano e simbolico, capace di costruire legami in un periodo dell’anno che, per molti, può accentuare il senso di solitudine e di esclusione.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.