Manifestazione per la Palestina a Roma, cori di "Intifada" e striscioni sul 7 ottobre
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Redazione Interno
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Migliaia di persone hanno sfilato nel centro di Roma in un corteo di solidarietà con il popolo palestinese, convergendo da tutta Italia per protestare contro il blocco navale imposto alla Striscia di Gaza e l'arresto degli attivisti della Global Sumud Flotilla da parte delle forze militari israeliane. Il lungo serpentone, partito da piazzale Ostiense dopo aver raccolto i partecipanti giunti in numerosi pullman, ha percorso le strade della capitale avvolto in un mare di bandiere palestinesi, i cui colori si stagliavano contro la maestosità dei monumenti antichi, fino a lambire l'area del Colosseo. È stato in questo contesto, denso di tensione simbolica, che si sono levati con insistenza i cori di "Intifada, intifada", una parola che evoca storicamente la ribellione e che, in questa circostanza, è risuonata come un grido di battaglia politico.
Lo striscione sul 7 ottobre e gli slogan radicali
Fin dalle prime fasi del corteo, un elemento in particolare ha catalizzato l'attenzione, distinguendo la frangia più radicale del corteo: uno striscione che definiva il 7 ottobre come la "Giornata della Resistenza palestinese". Questa esplicita rivendicazione dell'attacco armato di due anni fa, durante il quale persero la vita più di mille civili, è stata portata avanti da gruppi di manifestanti che, con il volto celato dalle kefiah, hanno marciato avvolti dai fumi dei fumogeni, i cui colori – rosso, verde e nero – riproducevano cromaticamente la bandiera sventolata ovunque. Accanto a questi, si moltiplicavano gli slogan urlati dalla folla, che accusava Israele di essere uno "Stato terrorista" e di agire come un "assassino", in un crescendo di denuncia che non ammetteva sfumature.
Le denunce per i pullman bloccati ai caselli
Parallelamente allo svolgimento della manifestazione, gli organizzatori hanno sollevato pesanti accuse riguardo a presunti ostacoli posti in essere per limitare l'afflusso dei partecipanti. È circolata, infatti, la denuncia secondo la quale diversi pullman, provenienti da regioni come la Toscana, sarebbero stati bloccati dalle forze dell'ordine in prossimità dei caselli autostradali, in particolare a Roma Nord, per essere sottoposti a meticolosi controlli che ne avrebbero ritardato o impedito l'arrivo. Queste operazioni di ispezione a tappeto, stando a quanto riferito da alcuni attivisti, non sarebbero state circoscritte a un solo accesso ma interesserebbero anche i principali raccordi a sud e a est della città, configurandosi come un tentativo di filtrare e contenere la partecipazione al corteo.
Un evento specchio del dibattito italiano
L'evento, nel suo complesso, ha così messo in scena non solo il conflitto mediorientale, ma anche le sue profonde ripercussioni nel dibattito pubblico italiano, dove la piazza si è dimostrata capace di esprimere, accanto a una generica solidarietà, anche componenti che fanno esplicitamente proprio un lessico di antagonismo e di sostegno alla lotta armata. La giornata romana ha quindi offerto un panorama composito, in cui le ragioni della protesta politica si sono intrecciate con gesti e simboli di rottura, mentre le istituzioni, attraverso le forze di polizia, venivano chiamate in causa per il loro operato nella gestione degli arrivi.




