Rapina da guerra sull'autostrada A2: due milioni trafugati a Scilla, in fiamme parte del bottino
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Attimi di terrore, orchestrati con fredda precisione militare, hanno trasformato una galleria dell’autostrada A2, nel tratto tra Scilla e Bagnara Calabra, nel teatro di un assalto di inaudita violenza. Un commando composto da almeno dieci uomini, armati di fucili e, a quanto sembra, di mitra Kalashnikov, ha dato vita a un'operazione da guerriglia urbana, bloccando la carreggiata in direzione nord con due autovetture appositamente incendiate. Quel muro di fiamme e fumo, funzionale a paralizzare il traffico e a creare scompiglio, è stato il preludio all’aggressione al furgone portavalori della ditta Sicurtransport, i cui addetti alla vigilanza, sebbene presi di mira da alcuni colpi d’arma da fuoco esplosi dai malviventi, sono usciti dallo scontro senza riportare ferite. La refurtiva, in contanti, è stata stimata attorno ai due milioni di euro, una cifra ingente che spiega la spregiudicatezza e l’impressionante dispiegamento di mezzi e uomini.
La dinamica di un'azione criminale studiata nei dettagli
L’intera azione, come evidenziato dagli investigatori giunti sul posto insieme ai vigili del fuoco chiamati a domare i roghi delle vetture, denota una pianificazione meticolosa e una conoscenza approfondita dei tempi e dei luoghi. L’aver scelto il chiuso di una galleria, punto obbligato di transito, rivela l’intento di limitare al massimo le vie di fuga per il bersaglio e di controllare l’ambiente circostante. I banditi, dopo essersi impossessati del denaro, sono fuggiti lasciando sul terreno, oltre alle auto in fiamme, una scena del crimine che parlava da sé: un’escalation di aggressività nel settore delle rapine ai portavalori, dove l’uso di armi di grosso calibro e di tattiche intimidatorie estreme sembra voler segnare una pericolosa nuova frontiera.
Le indagini e il possibile legame con la criminalità organizzata
La caccia ai componenti del gruppo, tutti ancora latitanti, è coordinata dalla Polizia di Stato. Sebbene le indagini siano ancora nelle fasi iniziali e procedano senza esclusioni di colpi, gli inquirenti non escludono che alla base dell’assalto vi possa essere l’avallo, se non la regia diretta, di un clan della ‘ndrangheta. La collocazione geografica dell’agguato, in un’area storicamente sotto il controllo di cosche potenti, unita alla sofisticazione operativa e alla mole del bottino, sono elementi che spingono gli investigatori a valutare con attenzione la pista della criminalità organizzata radicata, la sola in grado di gestire logistica e successivo riciclaggio di una tale somma.
La protesta del sindacato dei vigilanti privati
A poche ore dal fatto, il Sindacato Autonomo Vigilanza Privata (SAVIP) è intervenuto con una nota dura, sottoscritta dal segretario nazionale Vincenzo Del Vicario, per denunciare le condizioni di pericolo in cui operano gli addetti al trasporto valori. “L’ennesimo attacco”, si legge nella dichiarazione, “ha come concausa decenni di mancata integrazione tra sicurezza pubblica e sicurezza private”. Una presa di posizione netta che punta il dito contro una carenza sistemica di coordinamento, ritenuta un moltiplicatore del rischio per gli operatori del settore, lasciati troppo spesso esposti a minacce di una violenza che ormai sfiora, nei metodi, il paramilitare.




