Gatti e il gol alla Roma: “Parlano tutti senza sapere, non è stato un periodo facile”
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Redazione Sport
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Il boato dello Stadio Olimpico, quello che per novanta minuti aveva spinto la Roma verso un successo che sembrava spianare la strada verso la Champions League, si è spento di colpo al novantaduesimo minuto, quando il tap-in sotto misura di Federico Gatti ha gelato i settantamila del gol più amaro, trasformando la festa giallorossa in un silenzio carico di rammarico. Il difensore della Juventus, entrato in campo da appena dieci minuti al posto di un esausto Lloyd Kelly, si è trovato nel posto giusto al momento giusto sul finale di un match pazzesco, quello stesso posto che fino a poche settimane fa sembrava essere diventato per lui una fonte inesauribile di critiche e di pressioni psicologiche. Perché se è vero che il calcio sa essere spietato nei giudizi, è altrettanto vero che a volte regala appuntamenti col destino a cui nemmeno il più abile degli sceneggiatori potrebbe pensare: Gatti, il difensore che aveva vissuto un autunno complicato, costellato da qualche prestazione opaca e da voci di mercato insistenti su una possibile partenza, si è ritrovato a essere l'uomo del pareggio in uno scontro diretto che poteva chiudere i giochi per la qualificazione alla prossima edizione della massima competizione europea per club.
“Non mi sono nemmeno reso conto, ero sul filo del fuorigioco”, ha raccontato il numero quattro bianconero ai microfoni al termine della gara, con quella sincerità un po' spaesata di chi vive l'ebbrezza dell'istante senza ancora realizzarne la portata, e quella rete, pesantissima per classifica e morale, rappresenta per lui molto più di un semplice punto guadagnato in classifica. Nella conferenza stampa post-partita, Gatti ha voluto mandare un messaggio chiaro a chi, nelle scorse settimane, ne aveva messo in discussione l'affidabilità o la tenuta mentale: “Parlano tutti senza sapere, non è stato un periodo facile”, ha confessato con il tono di chi ha dovuto stringere i denti e lavorare in silenzio, lontano dai riflettori e dalle telecamere che cercavano di inquadrarne ogni incertezza tecnica.
La partita, dal canto suo, aveva offerto spunti emotivi a profusione per entrambe le squadre, con la Roma di Gian Piero Gasperini che per lunghi tratti aveva dominato la scena e la Juventus di Luciano Spalletti che invece sembrava aver smarrito le distanze e la lucidità necessaria per impensierire Svilar. Fino al settantottesimo minuto, quando il 3-1 per i giallorossi appariva come un verdetto inappellabile, gli uomini di Spalletti hanno però tirato fuori quella che ormai sta diventando una loro caratteristica distintiva: l'incapacità di arrendersi anche quando la logica del campo suggerirebbe il contrario. La rimonta, confezionata con le reti di Boga prima e dello stesso Gatti poi, ha scatenato negli studi televisivi dibattiti accesi su chi abbia più da recriminare al termine di una gara che ha visto la Juventus recuperare due reti nel finale, dimostrando ancora una volta, come sottolineato da Mattia Perin, che sulla tenuta caratteriale di questa squadra non si possono avanzare dubbi.
E mentre a Torino si esalta la grinta e la determinazione di un gruppo che non vuole mollare la presa sulla zona Champions, a Roma l'umore è inevitabilmente diverso. “Per la miseria, loro esultano per il pari e noi dobbiamo essere depressi? Siamo quattro punti avanti”, ha sbottato Gasperini in conferenza stampa nel tentativo di stemperare la delusione di uno spogliatoio che aveva letteralmente sfiorato il colpo grosso. Il tecnico della Roma ha provato a riportare i suoi con i piedi per terra, ricordando che il vantaggio in classifica sui bianconeri è rimasto intatto, ma è difficile non leggere nei volti dei giocatori giallorossi la consapevolezza di un'occasione persa, di quei tre punti che sembravano già in cascina e che invece si sono liquefatti nel recupero, lasciando l'amaro in bocca e la sensazione che la qualificazione alla prossima Champions League, obiettivo dichiarato di entrambe, si deciderà su dettagli proprio come quelli visti ieri sera all'Olimpico.




