Lago Maggiore in secca, l’accordo Italia-Svizzera per l’acqua dal Ceresio e i ristori ai Comuni
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Redazione Interno
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La crisi idrica che sta mettendo in ginocchio il Piemonte e gran parte del distretto del Po ha costretto le istituzioni italiane e svizzere a trovare un punto d’incontro d’emergenza per sopperire alla mancanza d’acqua nel Lago Maggiore, il cui livello, sceso ormai ai minimi storici, rischia di compromettere gravemente l’intera filiera agricola della pianura, in particolare il comparto risicolo, e di creare disagi per l’approvvigionamento idrico in un numero crescente di Comuni.
L'intesa sul rilascio straordinario dal Ceresio
L’accordo raggiunto tra Italia e Svizzera prevede un rilascio straordinario di acqua dal Lago di Lugano, anche noto come Ceresio, verso il bacino del Verbano e il suo emissario Ticino; la misura, resa operativa a partire da martedì 11 agosto, è stata discussa in una riunione d’urgenza dell’Organismo Bilaterale italo-elvetico di Consultazione sulla regolazione dei livelli del Lago Maggiore e sulla gestione delle risorse idriche del relativo bacino, convocata su richiesta del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sulla base delle analisi fornite dall’Autorità di bacino del
Distretto del Po. L’erogazione dell’acqua del fiume Tresa, emissario del Ceresio che si immette nel Verbano nei pressi di Luino, in provincia di Varese, è stata aumentata a 8 metri cubi al secondo dai 3 metri cubi degli scorsi giorni, e tale incremento, che comporterà un abbassamento complessivo di circa 10 centimetri del livello del Lago di Lugano, sarà applicato per un totale di dieci giorni e verrà attentamente monitorato dalle autorità competenti per valutarne gli effetti sul sistema idrico e sui territori coinvolti.
La situazione critica del Verbano e l'estensione dell'emergenza in Piemonte
Il livello del Lago Maggiore, che ha ormai superato in negativo persino i minimi toccati nel 2022, si avvicina pericolosamente al record storico del 1947, con le sponde piemontesi che mostrano un paesaggio desolato di barche adagiate sul fango e terra dove un tempo c’era l’acqua, segno tangibile di una siccità che non accenna a diminuire.
Per fronteggiare questa emergenza che investe non solo il bacino lacustre ma anche i territori circostanti, la Regione Piemonte ha esteso lo stato di emergenza di rilievo regionale all’intero territorio piemontese, non limitandolo più solo ad alcune aree specifiche, e si appresta a emettere le ordinanze che consentiranno di ristorare le spese sostenute dai Comuni per far fronte all’emergenza idrica e ai roghi boschivi, che in questa stagione rappresentano un ulteriore pericolo.
Intanto, cresce in modo esponenziale il numero dei Comuni piemontesi costretti a ricorrere alle autobotti per garantire l’acqua potabile ai cittadini: se prima erano circa settanta, ora sono saliti a 109, con oltre 4.000 viaggi effettuati per rifornire i serbatoi, un dato che testimonia la gravità di una crisi che mette a dura prova le amministrazioni locali e la quotidianità di migliaia di residenti.
Le esigenze del comparto risicolo e la "coperta corta" delle risorse
La decisione di aumentare i rilasci dal Ceresio, accolta con favore dalla delegazione italiana composta dal Ministero e dalle Regioni Piemonte e Lombardia, punta in particolare a sostenere il comparto risicolo a valle, un’eccellenza produttiva del territorio che rischia di subire perdite ingentissime a causa della mancanza di irrigazione per le risaie del Novarese, della Lomellina e della pianura Milanese.
L’acqua, insomma, è diventata una risorsa sempre più scarsa e la sua gestione si trasforma in un delicato gioco di equilibri per soddisfare esigenze contrastanti, perché la stessa acqua necessaria per i campi serve anche per gli acquedotti, per mantenere le portate minime dei fiumi, per gli ecosistemi e per alcuni usi industriali, in una classica situazione di "coperta corta" in cui ogni aumento del prelievo per un settore rischia di toglierne a un altro.
La soluzione trovata con le autorità elvetiche è quindi un intervento di emergenza immediato, temporaneo e attentamente monitorato, che se da un lato offre un sollievo alla sete del lago e delle risaie, dall’altro evidenzia la complessità di una partita transfrontaliera in cui la regolazione del Verbano, affidata attraverso lo sbarramento della Miorina a Sesto Calende al Consorzio del Ticino, non può prescindere da un costante coordinamento tra Italia e Svizzera, anche se al momento non esiste un trattato internazionale paritario sulla gestione del lago come invece avviene per il Ceresio o il
Lemano.
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