Sanità in Sicilia, tra progressi e rinunce

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il 7 per cento dei siciliani rinuncia alle cure, un dato che emerge dal nuovo rapporto Gimbe sulla sanità del Paese, presentato ieri a Roma. La Sicilia, tra le ultime regioni per disponibilità di personale medico-infermieristico, si colloca tra le prime per incidenza di persone che preferiscono farsi curare in altre regioni. I Livelli essenziali di assistenza (Lea) sono da zona rossa, come molti altri parametri siciliani fotografati nel rapporto, che evidenzia una frattura tra il Nord e il Sud d’Italia.

Il Piemonte, anch'esso presente nel rapporto, mostra dati preoccupanti: una famiglia su dieci rinuncia a curarsi. A livello nazionale, 4,5 milioni di persone rinunciano alle cure, oltre la metà delle quali semplicemente perché non possono permetterselo. La spesa privata è aumentata del 10,3% in un anno, con le famiglie che sostengono l'aumento della spesa sanitaria totale, pari a 4.286 milioni di euro, attraverso spese dirette o fondi sanitari e assicurazioni.

La prevenzione, un caposaldo della sanità, è messa a rischio dal crollo della spesa riservata a questa attività, rendendo pericolosamente debole il Servizio sanitario nazionale (Ssn). Greco, rappresentante della Società italiana di diritto e regolazione (Sidr), sottolinea l'importanza della prevenzione non solo per la cura e l'assistenza del paziente, ma anche per contrastare in anticipo eventuali malattie e ottimizzare i percorsi terapeutici successivi.

In questo contesto, la sanità pubblica appare al collasso, con quasi 4,5 milioni di italiani che hanno rinunciato alle cure l'anno scorso.

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