Manovra 2026, il governo definisce le misure per famiglie e imprese tra Isee e iperammortamento
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La legge di Bilancio per il 2026, dopo i consueti e tesi negoziati tra le forze di maggioranza, ha ormai assunto la sua struttura definitiva, indirizzando una parte consistente delle sue risorse verso il sostegno alle famiglie e al sistema produttivo. L’architettura dell’intervento, rivendicata dal governo come equilibrata, rappresenta il risultato di una mediazione politica che ha permesso ai partiti di coalizione di presentare ai propri elettori alcuni obiettivi raggiunti, senza però stravolgere l’impianto generale della manovra, un aspetto considerato prioritario. Un insieme di provvedimenti, dunque, che tocca due fronti sensibili dell’economia domestica e dell’investimento privato, cercando di rispondere a esigenze diverse ma ugualmente pressanti.
Le novità sul fronte Isee e il sostegno ai nuclei familiari
Sul versante del supporto alle famiglie, una delle modifiche più significative interviene sulla composizione dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, escludendo dal suo calcolo il valore della prima casa, una scelta che punta a non penalizzare la proprietà dell’abitazione principale nella valutazione della condizione economica. La soglia di franchigia, inoltre, viene portata a novantunmila e cinquecento euro, con un incremento ulteriore di duemilacinquecento euro per ogni figlio convivente oltre il primo, un meccanismo che, unito alla revisione delle maggiorazioni nella scala di equivalenza – cresciute progressivamente all’aumentare del numero dei componenti – rende l’intero sistema decisamente più vantaggioso per i nuclei numerosi. Si tratta di interventi mirati, che ricalibranno i parametri per tenere maggiormente conto delle effettive dinamiche di spesa e delle responsabilità genitoriali.
Il ritorno dell’iperammortamento con il vincolo “Made in EU”
Per quanto riguarda il mondo delle imprese, la manovra segna il ritorno di uno strumento incentivante noto, l’iperammortamento, che verrà riconosciuto per gli investimenti effettuati dal primo gennaio 2026 al trenta settembre 2028. Il meccanismo, però, presenta un’importante novità che ne modifica l’accessibilità: l’agevolazione, infatti, è ora strettamente condizionata alla provenienza geografica dei beni strumentali materiali e immateriali, oltre che dei sistemi per l’autoproduzione energetica, i quali dovranno essere prodotti all’interno dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo. Una clausola, questa, introdotta con l’esplicito intento di favorire la sovranità tecnologica e le filiere continentali, che introduce un vincolo destinato a orientare le scelte d’acquisto delle aziende.
Le aliquote agevolate e le soglie di investimento
L’agevolazione fiscale si articola su più livelli, proporzionati all’entità dell’investimento complessivo: sarà riconosciuta una maggiorazione del centottanta per cento per gli investimenti fino a due milioni e mezzo di euro, mentre per le spese oltre questa soglia e fino a dieci milioni l’aliquota scende al cento per cento. Per gli investimenti di importo superiore ai dieci milioni e fino a venti milioni di euro, infine, la maggiorazione si applica nella misura del cinquanta per cento. Una struttura a scaglioni che, mentre da un lato premia le iniziative di piccola e media entità, dall’altro non esclude dal beneficio neppure gli interventi di maggior rilievo, pur calibrando l’intensità dell’aiuto pubblico.




