Un incubo di un'ora tra le vie dello shopping

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un pomeriggio che doveva essere ordinario, tra le vetrine affollate di corso Buenos Aires, si è mutato in una trappola per un ragazzino di quindici anni, accerchiato da un gruppo di coetanei e poco più. L'episodio, che ha sconvolto la normale frenesia commerciale della zona, si è protratto per quasi sessanta minuti, un lasso di tempo in cui la giovane vittima è stata progressivamente spogliata di ogni suo avere. I rapinatori, infatti, non si sono limitati a sottrargli il telefono e il portafoglio, ma gli hanno intimato di consegnare anche il giubbotto, il maglione e le scarpe da ginnastica che indossava, lasciandolo in uno stato di vulnerabilità assoluta nel cuore della città.

La dinamica della violenza e la richiesta al padre

La coercizione messa in atto dal gruppo, che possiamo definire senza esitazione una baby gang, ha assunto contorni di particolare gravità quando, una volta svuotato il conto della carta di debito del ragazzo, i malviventi hanno costretto la vittima a contattare il padre. L’intento, come emerso, era quello di farsi ricaricare immediatamente la carta per procedere a un nuovo prelievo, una circostanza che ha gettato la famiglia in un angoscioso stato di allarme. Il genitore, infatti, insospettito dal tono della conversazione e dalle richieste insistenti del figlio, ha compreso che qualcosa di terribile stava accadendo e ha prontamente allertato i carabinieri, un gesto che si è rivelato decisivo per le successive indagini.

L’intervento dell’Arma e gli arresti

L’intervento dei militari, chiamati a soccorrere il quindicenne nella zona di via San Gregorio, una traversa del noto corso, ha portato in breve tempo all’identificazione e al fermo di quattro presunti responsabili. Tra di essi, secondo quanto ricostruito, figura un ventenne di origini tunisine e tre minorenni, due dei quali stranieri e una ragazza italiana, tutti già noti alle forze dell’ordine per precedenti di analoga natura. La rapidità delle operazioni ha permesso di trarre in arresto i sospettati, i quali sono stati condotti in carcere; per i minorenni, il destino è stato l’istituto penale minorile Beccaria, dove attendono di affrontare il percorso giudiziario.

Un fenomeno che interroga la città

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