Zingaretti e il "patto" con le figlie sullo smartphone: "Così abbiamo imparato a gestirlo"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Luca Zingaretti, nel corso di un'intervista rilasciata al settimanale 7 del Corriere della Sera, ha parlato del rapporto tra i giovani e la tecnologia, svelando le regole che con la moglie Luisa Ranieri hanno imposto alle figlie Emma, di 15 anni, e Bianca, di 11.

L'attore ha paragonato la condizione adolescenziale odierna a una "tempesta perfetta", citando il libro di Sebastian Junger, per descrivere l'accumulo di sfide che grava sulle nuove generazioni, dalla crisi economica e climatica all'avvento dell'intelligenza artificiale e dei social network, che rendono "il terreno" sotto i loro piedi in continuo movimento.

Il patto educativo con Luisa Ranieri e le regole sulle figlie

L'attore ha rivelato di aver stipulato un vero e proprio patto con la moglie riguardo all'educazione digitale delle ragazze. Per la più piccola, Bianca, la decisione è stata quella di posticipare il più possibile l'ingresso nel mondo della connettività: la bambina ha ricevuto un telefono solo di recente e, per un campo scuola, ma si tratta di un dispositivo senza accesso a internet. Zingaretti ha ammesso che, con il senno di poi, avrebbe dato lo smartphone anche alla figlia maggiore un anno dopo.

Il cuore del patto familiare, tuttavia, non è il controllo, ma la fiducia e il dialogo. "Voi parlate con me o mamma di tutto", è la regola che hanno stabilito con le figlie, basata sull'importanza di sviluppare la logica per "tenere la rotta". Lo stesso attore ha confessato di aver sperimentato sulla propria pelle la difficoltà di resistere al richiamo del telefono, definito un "aggeggio infernale" che ci rende disponibili h24 e ci costringe a vivere in un "perenne stato di allarme".

Il favore per il divieto dei social agli under 16

Sul tema delle restrizioni all'uso dei social network, Zingaretti si è detto convintamente favorevole al divieto per i minori di 16 anni, una misura già adottata in Australia e al centro del dibattito politico in diversi Paesi. Per l'attore, per anni siamo stati "in un esperimento sociale senza regole", dove gli algoritmi parlavano alla nostra fragilità per renderci dipendenti.

Tuttavia, l'artista ha sottolineato con forza che un eventuale provvedimento legislativo non può essere sufficiente da solo: "Se leviamo lo smartphone a un ragazzo, dobbiamo chiederci cosa mettiamo al suo posto: sport, teatro, cortili, socialità reale". Il divieto, secondo Zingaretti, rappresenta una "cura d'urgenza" a cui deve necessariamente seguire una "terapia", che includa una riflessione strutturata anche sul ruolo dell'intelligenza artificiale nella formazione dei giovani.

L'addio definitivo a Montalbano: "Non c'erano più le condizioni"

Nel corso della stessa intervista, l'attore ha chiuso definitivamente la porta a un suo eventuale ritorno nei panni del commissario Salvo Montalbano, il personaggio che lo ha reso celebre in Italia e nel mondo. "Ho smesso perché non c'erano più le condizioni", ha affermato Zingaretti, spiegando che il vuoto lasciato dalla scomparsa di Andrea Camilleri, il regista Alberto Sironi e molti altri amici e complici di quella avventura renderebbe impossibile ricreare lo spirito di un tempo.

"Non credo che in tutti ci sia lo stesso desiderio di farla", ha aggiunto, sottolineando come il mondo stesso sia cambiato e come una ripresa richiederebbe una riflessione collettiva che, a suo avviso, non è più possibile.

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