Macron firma la legge sul suicidio assistito, ma la Francia frena sull'accesso ai social per i minori
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Redazione Esteri
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Il presidente Emmanuel Macron ha promulgato ieri, 18 agosto 2026, la legge che introduce nel codice sanitario transalpino il diritto all'aiuto a morire, un provvedimento atteso da anni e approvato in via definitiva dall'Assemblea Nazionale a metà luglio.
La pubblicazione sul Journal officiel de la République française è arrivata questa mattina, 19 agosto, sancendo ufficialmente l'entrata in vigore del testo che, tuttavia, non sarà operativo in tempi brevi: il governo dovrà ancora adottare una serie di decreti attuativi per definire nel dettaglio le modalità di applicazione di una procedura che, come sottolineato dallo stesso capo dello Stato, dovrà essere riscritta nei suoi aspetti regolamentari prima di poter essere effettivamente messa in pratica.
Un diritto a ostacoli: le condizioni stringenti per l'accesso
La legge n. 2026-794, questo il numero ufficiale del provvedimento, non introduce un libero accesso al suicidio assistito ma lo circoscrive entro parametri estremamente rigorosi, che riguardano esclusivamente i malati terminali o affetti da patologie gravi e incurabili, con prognosi infausta a breve termine e in grado di manifestare in modo libero e reiterato la propria volontà.
Il testo prevede la possibilità di autosomministrarsi una sostanza letale, con l'assistenza del personale sanitario, all'interno di un percorso che coinvolge una commissione pluridisciplinare chiamata a verificare la sussistenza di tutti i requisiti richiesti.
Il Consiglio Costituzionale, il 14 agosto scorso, ha dichiarato la legge conforme alla Carta fondamentale, rimuovendo l'ultimo ostacolo giuridico a una riforma che aveva diviso profondamente l'opinione pubblica e le stesse forze politiche, con un dibattito che ha attraversato le istituzioni per oltre due anni tra obiezioni di coscienza dei medici, posizioni della Chiesa cattolica e prese di posizione delle associazioni laiche e dei movimenti per i diritti civili.
Il no alla stretta sui social: un altro fronte aperto
Sullo stesso piano della discussione parlamentare, ma con esito diametralmente opposto, è finita la proposta di introdurre un divieto assoluto per gli under 15 all'utilizzo delle piattaforme social, una misura caldeggiata da più parti per arginare i rischi legati al cyberbullismo, alla dipendenza digitale e all'impatto sulla salute mentale degli adolescenti.
L'emendamento, sostenuto da alcune associazioni familiari e da settori della maggioranza, è stato invece bocciato durante l'esame del testo, lasciando sostanzialmente invariato il quadro normativo vigente che si affida a un sistema di responsabilizzazione delle piattaforme e a campagne di sensibilizzazione nelle scuole.
Il presidente Macron, commentando la decisione, avrebbe invitato i parlamentari a riscrivere la legge su questo specifico capitolo, aprendo di fatto un nuovo confronto che potrebbe tradursi in un successivo intervento legislativo dedicato esclusivamente alla regolamentazione dell'accesso dei minorenni agli strumenti digitali.
I tempi dell'applicazione e il dibattito politico
Mentre il provvedimento sul fine vita segna un cambio di paradigma per la bioetica francese, allineando il paese ad altre realtà europee come il Belgio, i Paesi Bassi e il Lussemburgo, la partita sui social network rimane aperta e potrebbe riprendere già nelle prossime settimane con un testo separato.
La scelta di Macron di procedere con la promulgazione nonostante le divisioni interne alla sua stessa coalizione dimostra la volontà di chiudere un capitolo politicamente complesso per concentrarsi sugli aspetti operativi, a partire dai decreti che dovranno stabilire i tempi di attesa, le modalità di somministrazione della sostanza letale e le garanzie per i sanitari che sollevino obiezione di coscienza.
I decreti attuativi non sono ancora stati predisposti e, secondo fonti governative, richiederanno almeno alcune settimane di lavoro tecnico, durante le quali la legge resterà sostanzialmente inapplicata nonostante la sua formale entrata in vigore.
Il governo ha comunque assicurato che i lavori procederanno speditamente per rendere operativo il diritto all'aiuto a morire entro la fine dell'anno, anche se molti osservatori ritengono che i tempi potrebbero allungarsi a causa della complessità delle questioni sollevate, dalla formazione del personale alla predisposizione dei registri delle richieste fino alla definizione dei criteri di valutazione delle condizioni psicologiche del paziente.
L'approvazione definitiva del Parlamento risale al 14 luglio, quando l'Assemblea Nazionale aveva dato il via libera al testo dopo un iter che aveva visto il Senato apportare alcune modifiche poi riassorbite in commissione mista.
Il Consiglio Costituzionale, nel suo parere reso noto il 14 agosto, ha ritenuto che la legge non violi i principi fondamentali della Costituzione, respingendo i ricorsi presentati da un gruppo di parlamentari e da alcune associazioni pro-life che denunciavano una presunta inconciliabilità con il principio di salvaguardia della vita sancito dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.
I giudici costituzionali hanno invece sottolineato che il legislatore ha posto sufficienti garanzie e limiti per evitare derive eutanasiche, circoscrivendo la fattispecie a casi di sofferenza intollerabile e accertata incapacità di autodeterminazione futura, elementi che hanno permesso di superare lo scrutinio di costituzionalità senza rilievi particolarmente critici.
Le reazioni nel mondo sanitario e politico
La promulgazione della legge arriva in un momento di particolare attenzione sul tema delle cure palliative e del fine vita, con il mondo medico francese spaccato tra chi accoglie con favore la possibilità di offrire una risposta al dolore estremo e chi invece denuncia il rischio di una normalizzazione della morte medicalmente assistita.
I sindacati dei medici ospedalieri hanno chiesto garanzie sulla formazione del personale e sul riconoscimento della clausola di coscienza, mentre alcune società scientifiche hanno già annunciato la pubblicazione di linee guida per i professionisti che intendano prestare la loro assistenza nelle procedure previste.
Sul fronte politico, le opposizioni di destra e di sinistra radicale hanno criticato il testo da posizioni opposte: Marine Le Pen ha parlato di una "deriva etica inaccettabile" mentre Jean-Luc Mélenchon ha definito la legge "timida e insufficiente" per non aver incluso anche l'eutanasia attiva somministrata dal medico in assenza di autosomministrazione da parte del paziente.
Sul capitolo dei social network, la bocciatura del divieto per gli under 15 ha invece lasciato insoddisfatte le associazioni che da mesi chiedevano un intervento più deciso per proteggere i minori dai contenuti inappropriati e dalla pressione psicologica esercitata dagli algoritmi.
La decisione di Macron di chiedere al Parlamento di riscrivere la legge su questo punto specifico, con un messaggio che ha definito "non definitivo" l'assetto attuale, fa supporre che il governo stia valutando un approccio diverso, magari basato su un sistema di verifica dell'età più efficace e sull'introduzione di sanzioni per le piattaforme che non rispettino gli obblighi di controllo.
Resta da capire se la nuova iniziativa legislativa arriverà prima o dopo la completa attuazione delle norme sul suicidio assistito, ma è evidente che l'agenda politica francese dei prossimi mesi sarà dominata da questi due fronti, entrambi destinati a incidere profondamente sul modello sociale del paese.
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