Tour de France, Pogacar fa il vuoto a Le Lioran: distacco siderale su Vingegaard
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Tadej Pogacar ha regalato un'altra lezione di ciclismo nella decima tappa del Tour de France 2026, quella che da Aurillac portava al traguardo di Le Lioran, nel cuore del Massiccio Centrale. In una giornata resa ancora più calda dal simbolico 14 luglio, Festa Nazionale francese, lo sloveno della UAE Team Emirates ha messo in scena l'ennesimo assolo, andando a prendersi la sua 24esima vittoria di tappa nella Grande Boucle e la terza in questa edizione.
Un successo che è valso anche la 60esima maglia gialla in carriera, un traguardo che gli permette di eguagliare un monumento del ciclismo come Miguel Indurain. L'impressione, al termine di una frazione che aveva tutti i crismi per essere una delle più dure di questa prima parte di corsa, è che la corsa sia ormai in ghiaccio per quanto riguarda la lotta per il primato assoluto. Jonas Vingegaard, suo diretto rivale per la vittoria finale e vincitore del Giro d'Italia, ha dovuto cedere il passo, accusando un distacco di 44 secondi che ha allungato a dismisura il divario in classifica generale.
La resa dei conti sul Col du Pertus e la rivincita di Pogacar
Il copione della tappa si è scritto nel finale, sugli ultimi due ostacoli di giornata, ma la vera resa dei conti è arrivata sul Col du Pertus, la penultima asperità. Proprio su questo arrivo, due anni fa, Vingegaard aveva inflitto una sconfitta dolorosa a Pogacar in una volata a due. Lo sloveno non aveva dimenticato e, come raccontano le cronache, aveva messo nel mirino questa frazione per prendersi la rivincita. E così è stato.
A circa 15,5 chilometri dal traguardo, quando la corsa era ancora in bilico con l'ecuadoriano Richard Carapaz lanciato in fuga solitaria, Pogacar ha dato il via alla sua progressione. Un'attacco secco, inesorabile, che non ha lasciato scampo a nessuno. Vingegaard, che pure guidava il gruppo dei migliori, non ha potuto fare altro che assistere all'allontanamento del suo avversario, senza nemmeno provare a reagire.
Come ha raccontato il suo stesso team, la mossa dello sloveno è stata talmente fulminea che al muro della Visma è arrivata solo la comunicazione del distacco che si stava creando, senza aver visto materialmente lo scatto.
La classifica dopo la decima tappa: distacchi da brivido
Con questa ennesima dimostrazione di forza, la classifica generale del Tour de France 2026 inizia ad assumere contorni definiti, almeno per quanto riguarda il primo posto. L'inseguimento per le posizioni di vertice resta aperto e combattuto, ma il vantaggio di Pogacar è ormai di una dimensione tale da ipotecare la quinta vittoria finale a Parigi. Al termine della decima tappa, la maglia gialla comanda con un margine di 3 minuti e 36 secondi su Jonas Vingegaard.
Nelle retrovie, il belga Remco Evenepoel ha messo a segno un'ottima rimonta nell'ultimo chilometro, precedendo il francese Paul Seixas e guadagnando la terza posizione in classifica, ora a 4 minuti e 6 secondi, scavalcando anche il connazionale Vingegaard nella graduatoria dei piazzati. Il giovanissimo Seixas, autore di una prova coraggiosa, è risalito fino alla quinta posizione.
Un'altra nota dolente per la UAE Emirates è arrivata da Isaac Del Toro, che ha perso contatto dal gruppo dei migliori e ha ceduto la maglia bianca di miglior giovane a Juan Ayuso, ora quarto nella generale.
Fischi e contestazioni: l'inedito per un fuoriclasse
Non è mancato un episodio singolare che ha caratterizzato la giornata del dominatore sloveno. Per la prima volta, Tadej Pogacar è stato bersaglio di fischi da parte di una parte del pubblico lungo le strade del Tour. Un evento inedito per un corridore che solitamente viene acclamato come un eroe popolare, ma che in questa edizione sta dispiegando uno strapotere tale da suscitare reazioni contrastanti. La sua UAE Emirates, del resto, ha imposto un ritmo serrato fin dai primi chilometri per impedire la fuga, una tattica che non è sempre gradita agli appassionati.
Lo sloveno ha commentato l'accaduto con la consueta ironia, paragonandosi a Novak Djokovic nel tennis e ribadendo che questi episodi non fanno altro che caricarlo ulteriormente. Una reazione che lascia presagire come, lontano dal preoccuparsi dei fischi, il suo obiettivo rimanga quello di scrivere pagine di storia, da qui fino al traguardo finale sugli Champs-Élysées.




