Seat, il futuro in bilico: il gruppo Volkswagen valuta la chiusura del marchio entro il 2029

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La transizione ecologica dell'industria automobilistica europea, complessa e costosa come non mai, sta producendo i suoi primi, significativi effetti collaterali. Tra i brand finiti nel mirino delle riorganizzazioni aziendali spicca Seat, lo storico marchio spagnolo di Martorell, il cui destino appare appeso a un filo molto sottile.

Secondo quanto riportato da fonti vicine al gruppo e da indiscrezioni della stampa tedesca, il colosso di Wolfsburg starebbe seriamente considerando l'ipotesi di dismettere gradualmente il marchio entro la fine del decennio, con un termine ultimo fissato per il 2029.

La decisione, sebbene non ancora ufficializzata in via definitiva dal consiglio di sorveglianza, si inserirebbe nel più ampio piano di ristrutturazione e taglio dei costi avviato dall'amministratore delegato Oliver Blume per salvare i conti di un gruppo ormai considerato troppo ingombrante per reggere l'urto della concorrenza globale e delle pressioni normative.

L'ascesa di Cupra e il sorpasso che cambia le gerarchie

A decretare la possibile fine di Seat non è solo la necessità di risparmiare risorse, ma anche il clamoroso successo del marchio gemello Cupra, nato nel 2018 per volontà dell'ex numero uno Luca De Meo e destinato a diventare il polo sportivo e premium della filiale spagnola. I numeri, in questo caso, parlano un linguaggio fin troppo chiaro: Cupra ha già ampiamente superato la Casa madre nelle vendite globali, un sorpasso che si è fatto sempre più netto nel corso degli ultimi mesi.

Nei primi sei mesi del 2026, per fare un esempio tangibile, le consegne del brand più giovane hanno toccato quota 170.100 unità, mentre le vetture tradizionali firmate Seat si sono fermate a circa 129.600. Un ribaltamento di prospettive che ha indotto i vertici di Wolfsburg a concentrare gli investimenti futuri esclusivamente su Cupra, ritenuta molto più redditizia e in grado di garantire margini operativi decisamente superiori.

L'elettrificazione mancata e le scelte strategiche del gruppo

Uno degli elementi chiave che renderebbe inevitabile l'addio a Seat riguarda l'assenza di un piano credibile per l'elettrificazione del marchio. Secondo i documenti interni circolati in questi giorni, il lancio della prima auto elettrica a marchio Seat non era previsto prima del 2029, una data che coincide pericolosamente con quella indicata per la fine della produzione. Il management di Seat S.A.

, la società che controlla entrambi i brand, ha ribadito che, con gli attuali costi di produzione, non è ancora economicamente sostenibile realizzare un'utilitaria elettrica a marchio Seat, motivo per cui la strategia aziendale punta a portare Cupra a conquistare una quota di mercato del 3% in Europa entro il 2030.

Di conseguenza, mentre Cupra amplia la sua gamma con modelli come il Formentor o i nuovi elettrici Tavascan e Raval, la lineup di Seat si è progressivamente ridotta: il SUV Tarraco, ad esempio, ha già salutato le scene a metà del 2024, e il futuro si concentrerà sui modelli più venduti come Ibiza e Arona, che riceveranno comunque versioni ibride leggere a partire dal 2027.

Una crisi strutturale e le garanzie per i clienti

Il contesto in cui matura questa scelta è quello di un Gruppo Volkswagen alle prese con una crisi di dimensioni epocali, figlia del dieselgate, della forte esposizione al mercato cinese e delle difficoltà finanziarie di marchi chiave come Porsche. La ristrutturazione in corso è imponente e prevede il taglio di circa 50.000 posti di lavoro e un ridimensionamento della capacità produttiva che potrebbe portare alla chiusura di quattro stabilimenti in Germania.

La fine di Seat, in questo scenario, si configura come una conseguenza quasi logica di un'operazione di razionalizzazione dei marchi. Per i milioni di automobilisti che hanno acquistato un modello dello stemma spagnolo, è importante sottolineare che la scomparsa del brand, qualora venisse confermata, non avverrà dall'oggi al domani; si tratterà di un processo lento e progressivo. I vertici di Wolfsburg hanno già assicurato che tutti i contratti in essere saranno onorati e che l'assistenza clienti e la fornitura dei ricambi continueranno a essere pienamente garantite.

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