James Tolkan, il volto severo di ‘Ritorno al futuro’ e ‘Top Gun’, si spegne a 94 anni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’attore statunitense James Tolkan, il cui volto arcigno e la cui presenza scenica imponente hanno segnato l’immaginario collettivo degli anni Ottanta, è morto giovedì 26 marzo nella sua residenza di Saranac Lake, nello Stato di New York. Aveva 94 anni. A dare l’annuncio sono stati fonti vicine alla famiglia e i profili ufficiali legati alla trilogia di Ritorno al futuro; la causa del decesso, al momento, non è stata resa nota, lasciando spazio solo al ricordo di una carriera lunga oltre cinque decenni, costellata da ruoli che hanno definito il concetto stesso di “autorità” sul grande schermo.
Per il pubblico, Tolkan rimarrà per sempre il preside Gerald Strickland, l’implacabile cacciatore di “fannulloni” dell’Hill Valley High School. Nella trilogia diretta da Robert Zemeckis, la sua interpretazione—dalla stretta iniziale sul giovane Marty McFly (Michael J. Fox) nel film del 1985 fino alla comparsa del suo antenato sceriffo nel capitolo ambientato nel Vecchio West del 1990—ha impresso un marchio indelebile. Era la voce che minacciava di bollare chiunque non fosse all’altezza, un ruolo che replicò con la stessa intensità nei primi due capitoli, per poi tornare in Ritorno al futuro - Parte III nei panni dell’antenato del suo celebre personaggio, dimostrando una versatilità che andava ben oltre la semplice caratterizzazione.
Un caratterista per registi d’autore
Prima di diventare l’incubo degli adolescenti di Hill Valley, Tolkan aveva già costruito una solida carriera tra palcoscenici e set. Formatosi all’Actors Studio con leggende come Lee Strasberg e Stella Adler, l’attore aveva esordito in televisione già nel 1960 nella serie *Naked City*, per poi calcare le scene di Broadway, entrando a far parte del cast originale della celebre opera teatrale *Glengarry Glen Ross* di David Mamet. Il suo rapporto con il cinema d’autore era solido: collaborò più volte con il regista Sidney Lumet in *Serpico* (1973), accanto ad Al Pacino, e ne *Il principe della città* (1981), dimostrando di saper reggere il confronto con la grande drammaturgia newyorkese. Nella sua filmografia spiccano anche collaborazioni eccellenti, come il ruolo del “comandante Stinger” Jardian in *Top Gun* di Tony Scott, dove era l’ufficiale che metteva alle strette il Maverick di Tom Cruise con la celebre battuta sul fatto che il suo ego scrivesse assegni che il non poteva incassare, e persino una doppia interpretazione di Napoleone Bonaparte nella commedia di Woody Allen *Amore e guerra*.
Una presenza costante tra cinema e televisione
L’eredità artistica lasciata da Tolkan non si esaurisce certo con i due colossal che lo hanno reso celebre. La sua filmografia è quella di un attore instancabile, capace di passare dal dramma poliziesco alla commedia più leggera. Negli anni Ottanta e Novanta, la sua figura austera continuò a popolare il grande schermo in pellicole come *WarGames - Giochi di guerra* (1983), *Masters of the Universe* (1987), e *Dick Tracy* (1990), in cui interpretava il contabile “Numbers”. Sul piccolo schermo, la sua versatilità lo portò a essere un volto noto in serie di culto come *Miami Vice*, *Willy, il principe di Bel-Air* e *The Equalizer*, confermandosi uno di quei caratteristi che, pur senza cercare la ribalta, garantivano sempre una performance di altissimo livello. Il suo ultimo lavoro risale al 2015, quando apparve nel western horror *Bone Tomahawk*, chiudendo idealmente il cerchio di una carriera iniziata più di mezzo secolo prima.
L’eredità di un interprete dal piglio indimenticabile
Al di là dei ruoli duri e autoritari che lo hanno reso celebre, James Tolkan era un attore di profonda sensibilità, cresciuto nel teatro off-Broadway prima di conquistare Hollywood. Sopravvissuto alla guerra di Corea, dove prestò servizio nella Marina prima di essere congedato per un problema cardiaco, intraprese la carriera artistica con una determinazione che traspariva in ogni scena. Lascia la moglie Parmelee Welles, sposata nel 1971 e con cui ha condiviso oltre mezzo secolo di vita, e tre nipoti. La famiglia, per onorarne la memoria, ha chiesto a chiunque volesse ricordarlo di devolvere un contributo a rifugi per animali o organizzazioni di tutela degli stessi, sottolineando il forte legame che l’attore aveva con la protezione animale. Con la sua scomparsa, il cinema perde non solo il volto del “preside Strickland” ma uno di quei caratteristi capaci, con uno sguardo severo o una battuta a mezza voce, di riempire l’intero schermo.




