Crisi in Medio Oriente, il trasporto aereo si ferma e il turismo perde 6,4 milioni in un mese

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La rapida escalation militare innescata dagli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e dalle conseguenti rappresaglie di Teheran ha prodotto quello che gli analisti, ormai senza esitazione, definiscono il più grave e esteso blocco del trasporto aereo civile dai tempi della pandemia di Covid. Le chiusure degli spazi aerei, succedutesi a catena su quasi una dozzina di paesi del Golfo e del Medio Oriente allargato, hanno di fatto reso inaccessibili alcuni degli hub intercontinentali più trafficati del pianeta, da Dubai a Doha, da Abu Dhabi a Manama. La sospensione, che inizialmente sembrava una misura precauzionale di poche ore, si è trasformata in un blocco operativo che perdura ormai da giorni, con conseguenze devastanti sui flussi di passeggeri. Le compagnie di bandiera degli Emirati Arabi Uniti e del Qatar, insieme a molte altre vettori internazionali, sono state costrette a cancellare migliaia di collegamenti, lasciando a terra, secondo le prime stime che vengono costantemente aggiornate, oltre due milioni di viaggiatori in un lasso di tempo incredibilmente ristretto. Una interruzione, questa, che non si limitava a sospendere i voli di lungo raggio in partenza o in arrivo nella regione, ma che interrompeva anche le rotte di chi, semplicemente, doveva sorvolare quell’area per raggiungere l’Asia o l’Europa, causando ritardi e deviazioni che allungano le tratte anche di cinque ore, con inevitabili ricadute sui consumi di carburante e sui costi assicurativi.

L’emergenza rimpatri e il coordinamento diplomatico per i sammarinesi

In questo clima di incertezza operativa, dove i cieli di Iran, Iraq, Kuwait e Bahrain risultano di fatto off-limits per l’aviazione commerciale, si inserisce la delicata gestione dei connazionali e dei cittadini di piccoli stati rimasti bloccati nella zona rossa. La Segreteria di Stato per gli Affari Esteri di San Marino, per esempio, ha attivato tutti i canali diplomatici a disposizione per assistere i propri cittadini presenti nell’area del Golfo. Si contano tra i 33 e i 35 sammarinesi, tra residenti e turisti, che hanno chiesto supporto al Dipartimento Affari Esteri, e di questi, sei o sette si trovano in paesi non direttamente bersaglio delle operazioni militari ma impossibilitati a rientrare perché gli scali intermedi, quelli che avrebbero dovuto utilizzare per i voli di coincidenza, risultano chiusi al traffico. Il Segretario di Stato Luca Beccari ha riferito di un duplice binario di collaborazione: da un lato il raccordo con la Farnesina all’interno del sistema Viaggiare Sicuri, con l’invito agli interessati a registrarsi per essere rintracciabili; dall’altro, un dialogo diretto con le autorità locali, a partire dalla controparte diplomatica emiratina, da cui sarebbero arrivate rassicurazioni circa le progressive garanzie di sicurezza per facilitare il rientro dei concittadini, seppur in un quadro di generale provvisorietà degli spostamenti, che mette a rischio anche le vie terrestri e marittime.

L’impatto economico sul settore turistico e le stime di Assoviaggi

La chiusura degli aeroporti e la sospensione dei voli, tuttavia, non rappresentano soltanto un disagio logistico per i viaggiatori in transito o in partenza, ma si stanno traducendo in un duro colpo per l’intera filiera del turismo organizzato. Le ripercussioni economiche, secondo le prime elaborazioni del Centro Studi Turistici di Firenze per conto di Assoviaggi Confesercenti, sono impressionanti. Oltre ai due miliardi di dollari di mancati ricavi già stimati per le sole compagnie aeree, a cui si aggiungono i circa cinque miliardi di danni per il settore turistico di Emirati, Qatar, Oman e Arabia Saudita, si aggiunge ora la previsione per il mercato italiano. Nei prossimi trenta giorni, il comparto del turismo organizzato potrebbe subire una perdita secca di circa 3.500 prenotazioni, considerando sia pacchetti turistici già acquistati e poi disdetti, sia servizi e soggiorni programmati ma rimasti invenduti a causa del clima di insicurezza e dell’impossibilità di raggiungere le destinazioni. Una flessione che si traduce, in termini puramente numerici, in un ammanco di oltre 6,4 milioni di euro di introiti. Una cifra, questa, che fotografa le reazioni immediate di un mercato, quello delle partenze verso il Medio Oriente, che coinvolge ogni anno centinaia di migliaia di italiani; basti pensare che, in condizioni normali, i soli flussi verso paesi come gli Emirati Arabi Uniti, la Giordania o l’Arabia Saudita superano le 610mila unità annue, una parte consistente dei quali, circa 60mila, sceglie di affidarsi proprio ai servizi di tour operator e agenzie di viaggio.

Le difficoltà operative per le agenzie e le richieste di intervento

Le imprese del turismo, in queste ore, si trovano a dover gestire una mole di criticità che va ben oltre la semplice riprotezione dei clienti. Le cancellazioni dei voli, infatti, comportano la necessità di rimborsare o reindirizzare i viaggiatori, ma anche di fare i conti con le polizze assicurative, che spesso non coprono eventi riconducibili a instabilità politica o ad atti di guerra. Una copertura, quella per i cosiddetti rischi geopolitici, che raramente viene inclusa nelle normali condizioni di viaggio, lasciando di fatto gli operatori e i turisti in una zona grigia fatta di incertezze e di costi aggiuntivi. Da qui le prime richieste, da parte delle associazioni di categoria, affinché vengano attivati strumenti di sostegno alla liquidità per le imprese, messe in difficoltà dall’ondata di annullamenti e dalla necessità di far fronte a spese straordinarie per garantire, ove possibile, il rientro dei clienti già in viaggio. Il monitoraggio della situazione rimane costante, e le associazioni invitano a fare riferimento unicamente alle fonti ufficiali, come il portale Viaggiare Sicuri della Farnesina, per districarsi tra le notizie, non sempre veritiere, che circolano in queste ore concitate. La sospensione delle attività negli hub del Golfo, infatti, ha effetti a catena che si propagano su scala globale, toccando inevitabilmente anche l’incoming, ovvero i turisti stranieri che dall’area di crisi avrebbero dovuto raggiungere l’Italia: si contano mediamente oltre 170mila arrivi annui dai cinque paesi più colpiti, un dato che lascia presagire ulteriori ripercussioni negative sui flussi turistici verso la penisola.

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