Schlein interroga Meloni dopo le parole di Trump: “Ha promesso di cambiare la Costituzione per il Board of Peace?”
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Redazione Esteri
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La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha posto una domanda diretta e netta alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dopo le recenti dichiarazioni pubbliche del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Questi, com'è noto, ha affermato che la premier italiana desidererebbe "disperatamente" un posto nel suo "Board of Peace", un organismo di cui non sono chiari i contorni giuridici e operativi, ma che, a suo dire, richiederebbe un passaggio parlamentare in Italia. Attraverso un post sui social, Schlein ha chiesto conto di quanto emerso, ritenuto una possibile ingerenza nella sovranità costituzionale del Paese, sollevando un interrogativo di sostanza: "La mia domanda per Giorgia Meloni è semplice: lo può smentire o ha promesso a Trump di cambiare l'art.11 della Costituzione?". La questione, che tocca i delicati equilibri della politica estera e il principio cardine del ripudio della guerra sancito dall'articolo 11, rimbalza dunque nelle aule parlamentari, mentre dal governo non è ancora giunta una replica ufficiale che chiarisca nel merito i contenuti della telefonata tra i due leader.
Mentre a Roma si discute di costituzione e alleanze transatlantiche, un'altra vicenda legata alle mosse dell'amministrazione Trump tiene in sospeso gli equilibri di un'intera regione. La Groenlandia, l'immensa isola autonoma sotto la sovranità della Danimarca, è infatti al centro di una partita geopolitica i cui sviluppi restano incerti, nonostante i recenti annunci. I media internazionali, tra cui Bloomberg, hanno elogiato il segretario generale della Nato per essere riuscito, a loro dire, a convincere il presidente americano a ritirare la minaccia di un'ipotetica invasione e di nuovi dazi commerciali contro i Paesi dell'Unione Europea, dopo che alcuni di questi avevano inviato, in forma del tutto simbolica, piccoli contingenti militari nell'area. Tuttavia, a Copenaghen e soprattutto a Nuuk, la determinazione a difendere l'autodeterminazione non viene meno, perché, come ha sottolineato ai media vaticani il parroco locale, "la Groenlandia è la nostra casa e vogliamo decidere noi stessi del suo futuro".
A descrivere il sentimento che serpeggia tra gli abitanti è padre Tomaž Majcen, sacerdote dell'unica parrocchia latina presente in quel territorio estremo. Dalle sue parole emerge il ritratto di una popolazione unita da una "silenziosa determinazione", lontana dai riflettori della grande diplomazia ma ben consapevole di essere un pegno nelle trattative fra potenze. Una consapevolezza che si è tradotta, poco tempo fa, in manifestazioni di piazza dove migliaia di persone, nelle città danesi e a Nuuk, hanno sventolato le bandiere bianco-rosse dell'isola, mostrando un attaccamento alla propria terra che va ben al di là delle semplici questioni di sovranità formale. Quel gesto collettivo, ripetutosi in diverse località, appare come una risposta corale a qualsiasi trattativa che possa prescindere dalla loro volontà.




