Ferrari, l'addio al Mondiale e il piano per il finale di stagione

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La Ferrari lascia Madrid con un quarto posto che, preso da solo, racconta poco. Se lo si aggiunge al conto delle ultime gare, invece, racconta già qualcosa di più: per la quarta volta consecutiva la Rossa non sale sul podio. Eppure, il GP di Spagna non è stato l'ennesimo processo alla competitività della SF-26. È stata la fotografia di un paradosso: una macchina che in gara sembra avere le qualità per stare con i migliori, ma che continua a compromettere il proprio destino quando conta il cronometro del sabato.

Nelle parole di Lewis Hamilton c'è un po' tutto il senso di frustrazione per il ritiro di Madrid, ma anche per un altro anno che la Ferrari, a meno di imprevedibili ribaltoni, dovrà con ogni probabilità archiviare senza il titolo mondiale che conta di più, quello piloti. L'ultimo a riuscirci è stato Kimi Raikkonen nel 2007, quando il finlandese conquistò il titolo all'ultima gara in Brasile. Da allora per Maranello è iniziato un digiuno che dura ormai da diciannove stagioni.

La classifica costruttori aggiornata dopo il GP di Spagna parla chiaro: la Mercedes guida con 503 punti, la Ferrari è seconda a 358, seguita dalla McLaren a 306 e dalla Red Bull a 230. Un distacco di 145 lunghezze che, con le gare rimanenti, rende la rincorsa al titolo costruttori un'impresa ai limiti dell'impossibile. «La Mercedes ha fatto un lavoro fantastico, ormai sono irraggiungibili», ha ammesso lo stesso Hamilton.

Se il problema è trasformare la prestazione in posizione, la questione diventa più sottile. La Ferrari, oggi, sembra avere una macchina che sa correre meglio di quanto sappia qualificarsi. Il che fa sorridere, perché si tratta di una contraddizione quasi filosofica: puoi avere il passo per vincere una gara, ma se non riesci a partire davanti devi aspettare che la gara ti venga incontro.

A Madrid non è successo. Charles Leclerc ha condotto la gara per 35 dei 57 giri, sfruttando una strategia alternativa con le gomme hard e una Virtual Safety Car arrivata troppo presto per trasformare quella scelta in un colpo di genio. «Paghiamo il nostro ritmo in qualifica», ha spiegato il monegasco. Perché partire indietro, su una pista nella quale sorpassare è complicato, significa trasformare una buona domenica in una rincorsa.

Il ritiro di Hamilton rende il bilancio ancora più amaro. Il britannico era riuscito a portarsi al terzo posto dopo le convulse fasi iniziali, poi il pedale del freno ha fatto uno "scalino" e, entrando in curva 5, la macchina ha smesso di frenare. Primo zero stagionale per lui. Eppure, proprio il sette volte campione del mondo ha lasciato una delle fotografie più interessanti del fine settimana spagnolo: «La macchina era grandiosa, avevamo la possibilità di sfidare chi avevamo davanti, per le prime due posizioni».

Con il Mondiale ormai ipotecato dalla Mercedes, in casa Ferrari si lavora già alle contromosse tecniche per il finale di stagione. Tra il Gran Premio di Baku e quello di Austin, a Maranello viene valutata l'introduzione di una power unit ADUO 2 aggiuntiva per entrambi i piloti. Una mossa che comporterebbe una penalità pesante, ma permetterebbe di affrontare il finale di campionato con un'unità aggiornata e fresca nel pool.

L'acronimo ADUO sta per Additional Development and Upgrade Opportunities, un meccanismo regolamentare introdotto dalla FIA per offrire una chance di recupero ai motoristi che si trovano in netto svantaggio prestazionale rispetto ai leader. La Ferrari rientra nelle soglie previste e può quindi usufruire di aggiornamenti extra sulla power unit.

Leclerc e Hamilton hanno già raggiunto il limite delle componenti utilizzabili senza penalità, e l'idea sarebbe quella di far scontare la sanzione a turno tra l'Azerbaijan e il Texas, così da consegnare a entrambi una specifica aggiornata per la parte conclusiva del Mondiale.

Il secondo posto in classifica costruttori resta l'obiettivo minimo da difendere. La McLaren, terza a 306 punti, è distante 52 lunghezze, un margine rassicurante ma non incolmabile se la Ferrari dovesse incappare in altri fine settimana complicati come quello spagnolo. Il quarto posto consecutivo fuori dal podio ha già lasciato per strada punti pesanti, e ora la priorità è quantomeno stabilizzare la posizione alle spalle della Mercedes.

Charles Leclerc, dal canto suo, vanta già nove vittorie in carriera, 54 podi e 27 pole, senza però aver mai avuto la reale possibilità di lottare per il Mondiale. Arrivato a Maranello nel 2019, ha visto cambiare compagni di squadra, team principal e regolamenti. L'unica cosa che non è cambiata è che la Ferrari ha continuato a non vincere il titolo piloti.

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