Asl Roma 2 sospende il primario di nefrologia del Sant'Eugenio, arrestato per corruzione
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Redazione Interno
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L'Azienda Sanitaria Locale Roma 2 ha disposto con immediatezza l'apertura di un fascicolo disciplinare e l'attivazione dell'ufficio competente nei confronti di Roberto Palumbo, primario del reparto di nefrologia dell'ospedale Sant'Eugenio, dopo la sua messa agli arresti domiciliari. La sospensione obbligatoria dal servizio, che è scattata il 5 dicembre in applicazione del contratto collettivo nazionale di lavoro, segue l'ordinanza di custodia cautelare emessa dalla gip del Tribunale di Roma Paola Della Monica, la quale ha convalidato l'arresto in flagranza mentre il medico, secondo l'accusa, intascava una tangente. L'azione dell'Asl, che si è mossa di concerto con l'autorità giudiziaria, segna l'avvio di un doppio binario procedimentale, sia penale che amministrativo, a carico del professionista.
Le accuse: un sistema per dirottare pazienti verso il privato
Le indagini della procura di Roma, dalle quali emergono pesanti ipotesi di reato, stanno ricostruendo un presunto sistema illecito organizzato attorno alla gestione dei pazienti nefropatici in dialisi. L'impianto accusatorio, che si basa su una serie di intercettazioni ambientali, sostiene come Palumbo, primario dal 2008, abbia utilizzato il suo ruolo nella struttura pubblica e le convenzioni esistenti con l'Asl per orientare il flusso degli assistiti verso sei centri dialisi privati, ottenendo in cambio denaro e altre utilità. Un meccanismo che, se confermato, avrebbe distorto le scelte terapeutiche fondate sull'interesse della salute, piegandole a logiche di profitto personale.
Le frasi choc nelle intercettazioni
A gettare una luce ancora più sinistra sulla vicenda contribuiscono alcune conversazioni registrate, nelle quali la considerazione per i pazienti appare del tutto annullata. In una di queste, una dottoressa responsabile della gestione dei dializzati, la cui posizione è al vagino degli inquirenti, arriva a dichiarare, con cinica indifferenza, "Che c'importa dei malati, è un problema loro se qui non si trovano bene". Affermazioni che, al di là degli aspetti giudiziari, sollevano interrogativi profondi sul clima e sulla cultura che potevano regnare in alcuni segmenti di quella gestione, mostrando una visione dei degenti come meri numeri da smistare.
Il quadro dell'inchiesta in evoluzione
L'inchiesta, che continua a svilupparsi sotto la direzione dei magistrati, si concentra ora sull'accertamento delle responsabilità individuali e sull'eventuale esistenza di una rete più ampia. L'ipotesi di un vero e proprio giro di tangenti legato al settore della dialisi, uno dei più delicati e costosi del servizio sanitario, ha portato a scandagliare i rapporti tra la struttura pubblica e i centri privati convenzionati. Le indagini, procedendo nel loro corso, mirano a chiarire la portata e la durata del presunto sistema, nonché le modalità con cui sarebbero stati erogati e occultati i compensi illeciti.




