Campari, maxi sequestro da 1,3 miliardi alla holding Lagfin

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La Guardia di Finanza ha eseguito un sequestro preventivo di azioni ordinarie di Davide Campari-Milano del valore di 1.291.758.703,34 euro, un provvedimento di vasta portata che colpisce la holding lussemburghese Lagfin SCA, la quale, com'è noto, detiene il controllo del celebre gruppo italiano. L'operazione, autorizzata dal gip di Monza, si inserisce in un'indagine per "dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici" e per la "responsabilità amministrativa delle persone giuridiche", reati che affonderebbero le loro radici nella complessa operazione di fusione transfrontaliera perfezionata nel 2018. Quel passaggio cruciale, che ha visto confluire la società italiana Alicros nella compagine lussemburghese, è da tempo al centro delle attenzioni degli investigatori, i quali vi ravvisano i presupposti per una colposa elusione del fisco.

L'operazione del 2018 sotto la lente

Al cuore della vicenda giudiziaria vi è, infatti, la fusione per inCorporazione di Alicros, che all'epoca controllava il gruppo e ne custodiva gli utili, nella holding Lagfin. Un'operazione di ingegneria finanziaria che, stando a quanto ricostruito dalla procura, avrebbe generato plusvalenze per un ammontare di 5,3 miliardi di euro, somme sulle quali non sarebbe stato corrisposto il dovuto tributo. La filiale milanese della società lussemburghese, secondo gli inquirenti, non avrebbe avuto una reale operatività industriale, configurandosi piuttosto come uno strumento finalizzato a "dribblare le imposte", per utilizzare le stesse parole che compaiono negli atti. È su questo presupposto che si basa la contestazione del mancato pagamento di quasi 1,3 miliardi di euro a titolo di imposte.

Le chat e le preoccupazioni dei manager

A dare sostanza alle ipotesi accusatorie contribuiscono anche alcune conversazioni intercorse tra i vertici aziendali, risalenti al febbraio del 2019, quando la fusione si stava perfezionando. In quel frangente, l'azionista di maggioranza Luca Garavoglia, come emerge dalle intercettazioni, sembrava aver subodorato i potenziali rischi legati all'operazione, esortando il proprio team alla massima cautela. "Chiedo solo se indicare l'indirizzo lussemburghese...", si legge in uno di quei messaggi, una frase che, seppur apparentemente innocua, viene oggi interpretata dalle autorità giudiziarie come un indizio della consapevolezza riguardo alle criticità fiscali dell'intera manovra. Quelle comunicazioni private, dunque, offrono uno spaccato delle preoccupazioni che agitavano la stanza dei bottoni in un momento così delicato.

Il percorso giudiziario e l'esecuzione del sequestro

L'inchiesta, avviata inizialmente dalla Procura di Milano per poi essere trasmessa a quella di Monza – dato che Campari ha la sua sede legale a Sesto San Giovanni – ha dunque conosciuto uno sviluppo significativo dopo anni di indagini. Il trasferimento del fascicolo da un ufficio giudiziario all'altro non ha interrotto il lavoro degli investigatori, che hanno proseguito nell'analisi minuziosa dei flussi finanziari e delle complesse strutture societarie. L'esito di questo lungo e articolato percorso è stato il provvedimento di sequestro preventivo, uno strumento che mira a garantire la futura disponibilità di quelle risorse, qualora venissero confermate le pretese erariali. L'operazione, di una dimensione senza precedenti nel suo genere, getta una luce nuova sulle strategie fiscali di grandi gruppi internazionali, mostrandone le potenziali zone d'ombra.

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