Ragazzino lasciato a piedi: rammarico della società e marcia indietro sul biglietto olimpico

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La società di trasporto pubblico La Linea S.p.A. ha espresso, in un comunicato, il suo profondo rammarico in relazione all’episodio accaduto lo scorso 27 gennaio, quando un minorenne, secondo quanto segnalato, non fu fatto salire su un autobus per mancanza del Titolo di viaggio corretto e dovette percorrere a piedi un tratto di strada di circa sei chilometri. L’accaduto, che ha sollevato un comprensibile sgomento, ha portato a immediati accertamenti interni da parte della compagnia, la quale ha preso le distanze dalla condotta tenuta in quell’occasione specifica, pur senza entrare inizialmente nel merito delle dinamiche che portarono a una decisione tanto rigida.

Il ripristino della tariffa ordinaria sulla Calalzo-Cortina

In una svolta significativa dettata, sebbene non dichiarata esplicitamente, dalle conseguenze del caso, la politica tariffaria per la tratta al centro della controversia è stata rapidamente rivista. Sulla linea 30, il servizio di pullman tra Calalzo e Cortina d’Ampezzo, è stato infatti ripristinato il biglietto a tariffa ordinaria, quello cioè che era in vigore prima delle modifiche introdotte per le Olimpiadi Milano Cortina. Roberto Padrin, presidente della Provincia di Belluno – ente socio della compagnia Dolomitibus che gestisce il servizio – ha sottolineato come la mossa vada “incontro alle esigenze dei pendolari residenti in provincia di Belluno”, i quali utilizzano quel mezzo per gli spostamenti quotidiani all’interno della Valboite o del Cadore. Una marcia indietro che cancella, di fatto, la temporanea imposizione di un ticket giornaliero unico da 10 euro, rivelatosi un ostacolo per chi, come il ragazzino coinvolto, necessitava di percorrere solo una parte del tragitto.

Nuove fasce chilometriche e le parole dell’autista

Accanto al ripristino del titolo di viaggio ordinario, la società ha anche annunciato, a decorrere dal 31 gennaio, l’introduzione di titoli di viaggio a fascia chilometrica. Si tratta di una novità pensata per rendere il servizio più flessibile e aderente alle necessità reali degli utenti, permettendo di pagare in proporzione alla distanza effettivamente percorsa. Nel frattempo, ha preso la parola l’autista coinvolto nell’episodio, Salvatore Russotto, il quale, sospeso dall’incarico, ha espresso pubblicamente il suo rammarico. “Mi fa male il cuore”, ha dichiarato, ammettendo che, “a pensarci a mente fredda”, si rende conto di aver sbagliato. Rivolgendo le sue scuse al bambino e alla sua famiglia, l’uomo ha aggiunto di assumersi ogni responsabilità, affermando che “pagherò quello che ci sarà da pagare”, nel mentre accennava, senza approfondire, a una “situazione lavorativa di forte stress”.

Un episodio che riaccende i riflettori sul servizio

Quanto accaduto ha il sapore di un campanello d’allarme che va oltre la singola, seppur grave, disattenzione. Ha costretto a una rapida verifica degli strumenti tariffari messi a disposizione dei cittadini, soprattutto di quelli più giovani e fragili, i quali rischiano di trovarsi in situazioni di vulnerabilità a causa di normative applicate in modo troppo rigido. L’introduzione delle nuove fasce chilometriche, se da un lato costituisce una risposta concreta a un’esigenza di equità, dall’altro lascia intendere come la precedente impostazione, legata a un evento eccezionale come i Giochi Olimpici, fosse inadeguata per la normalità del trasporto locale. Le indagini interne della società, ora, dovranno chiarire le precise responsabilità procedurali, mentre la vicenda ha già prodotto un cambiamento tangibile nell’offerta al pubblico.

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