Bruxelles, pasticcio all’italiana sui migranti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre la Fortezza Europa continua a innalzarsi, mattone dopo mattone, la Commissione europea ha presentato il 16 aprile una proposta che modifica il regolamento procedurale del Patto migrazione e asilo, con l’obiettivo di accelerarne l’entrata in vigore e semplificare i respingimenti. Sebbene il testo debba ancora superare il vaglio del Consiglio e del Parlamento europeo – passaggi che potrebbero rivelarne la fragilità –, la mossa di Bruxelles suscita già perplessità per almeno tre ragioni.

«La proposta solleva molti punti interrogativi, sia nella sostanza che nella forma. Sembra quasi non provenire dagli uffici legislativi Ue, di solito molto rigorosi», osserva Chiara Favilli, docente di diritto europeo all’Università di Firenze, raggiunta telefonicamente il giorno dopo l’annuncio. L’iniziativa, voluta dalla Commissione guidata da Ursula von der Leyen, mira ad anticipare alcune norme del nuovo Patto, in particolare quelle che servono al governo Meloni per riempire i centri di detenzione in Albania.

Intanto, l’Europa allarga la lista dei paesi sicuri, includendo Bangladesh, Egitto e Tunisia, una scelta che rischia di svuotare il diritto d’asilo. «Sappiamo che la protezione internazionale si basa sulle storie individuali. Dichiarare interi Stati come sicuri significa ignorare le singole situazioni», commenta padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, l’organizzazione dei Gesuiti che assiste i rifugiati in 58 paesi.

La mossa, che sembra assecondare le richieste sovraniste, solleva dubbi anche sul piano giuridico. Se da un lato si cerca di velocizzare le procedure, dall’altro si rischia di compromettere il principio di non respingimento, pilastro del diritto internazionale. Senza contare che l’elenco dei paesi sicuri – definito in modo unilaterale – potrebbe essere contestato davanti alla Corte di Giustizia Ue.

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