Rocchi e le indicazioni sugli arbitri: il chiarimento nell’inchiesta milanese

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Gianluca Rocchi ha spiegato ai pm milanesi di non aver mai ricevuto pressioni sulle designazioni arbitrali, ma soltanto indicazioni provenienti dai club in vista delle partite di campionato. L’ex designatore della CAN di Serie A e Serie B, ascoltato dopo non aver risposto alla prima convocazione, ha ricostruito il funzionamento dei rapporti tra il mondo arbitrale e le società, distinguendo tra richieste ricevute e vere pressioni. Nel suo interrogatorio ha ribadito che nessuno gli avrebbe mai detto direttamente o indirettamente di scegliere un determinato arbitro per una gara.

Le parole di Rocchi ai pm sulle richieste dei club

Durante l’interrogatorio, Rocchi ha raccontato che le comunicazioni relative alle designazioni arrivavano attraverso Riccardo Pinzani, indicato come figura istituzionalmente incaricata dall’AIA di dialogare con i referenti arbitrali delle squadre. Tra questi rapporti è stato citato anche il confronto con Giorgio Schenone per l’Inter, ma l’ex designatore ha specificato che non si trattava, a suo avviso, di pressioni. Le ha definite invece indicazioni che in alcune occasioni lo infastidivano e in altre lo facevano arrabbiare, evidenziando il fastidio per alcune richieste provenienti dall’ambiente calcistico.

La posizione espressa da Rocchi si concentra quindi sulla differenza tra un confronto con le società e un intervento diretto sulle scelte arbitrali. Secondo quanto emerso dalle sue dichiarazioni riportate nell’ambito dell’inchiesta milanese, nessuno avrebbe mai avanzato una richiesta esplicita per ottenere un determinato direttore di gara. Il tema delle designazioni arbitrali per le partite dell’Inter è però rimasto al centro delle conversazioni analizzate dalla Procura di Milano e delle discussioni successive.

Le intercettazioni con Andrea Butti e il tema delle designazioni

Nuove intercettazioni che coinvolgono Gianluca Rocchi hanno riportato l’attenzione sui colloqui telefonici con diversi protagonisti del calcio, tra cui Andrea Butti, Head of Competitions della Serie A. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nelle conversazioni l’ex designatore avrebbe affrontato anche il tema degli arbitri destinati alle partite dell’Inter. Tra le frasi emerse viene citato un riferimento a Daniele Doveri, con una richiesta legata alla presenza del direttore di gara in alcune partite e a una percezione negativa espressa durante il colloquio.

Rocchi ha cercato di chiarire agli inquirenti il contenuto delle telefonate e il contesto nel quale sarebbero avvenuti quei dialoghi. Nelle sue dichiarazioni ha ribadito di non aver interpretato quelle interlocuzioni come pressioni ricevute, ma come indicazioni che potevano comunque creare disagio. L’ex designatore, autosospesosi dopo la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati da parte della Procura di Milano, ha quindi collegato le conversazioni al rapporto con i referenti delle società e non a un condizionamento delle scelte arbitrali.

L’inchiesta e il confronto sulla giustizia sportiva

Sul versante penale, l’inchiesta milanese sulle presunte pressioni dell’Inter nei confronti di Rocchi si è chiusa con la richiesta di archiviazione per l’ex designatore e per il club. Un altro filone relativo alle incursioni all’interno della sala VAR di Lissone è stato invece trasferito alla Procura di Monza. Restano attesi gli sviluppi sul fronte della giustizia sportiva, mentre il tema continua a generare confronto nel mondo del calcio.

La discussione successiva alla richiesta di archiviazione si è concentrata soprattutto sulla differenza tra l’eventuale alterazione di un campionato e il possibile tentativo di alterarlo. Questo punto è stato al centro anche del confronto tra Fabio Ravezzani e Michele La Francesca, che hanno commentato il caso arbitri partendo da una distinzione tra il risultato effettivo delle competizioni e le condotte che potrebbero essere valutate separatamente. Le dichiarazioni di Rocchi restano quindi legate al tema dei rapporti tra designatori, arbitri e società calcistiche.

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