Dal petroliere al carciofaio: i finanziatori di Vannacci e quel tesoretto da 300mila euro
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Redazione Interno
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C’è la compagnia petrolifera piemontese, quella che solitamente rifornisce i mezzi pesanti, e c’è il commerciante di carciofi romaneschi, un’anima agricola che forse non ti aspetteresti dietro a un partito politico appena nato. Ci sono, poi, i palazzinari, con tanto di cantieri finiti sotto la lente della magistratura, e persino un orologiaio influencer milanese, che di mestiere fa lo steward d’élite per polsi facoltosi.
Sono loro, in larga parte, a comporre il mosaico dei finanziatori di Futuro Nazionale, il partito che l’ex generale Roberto Vannacci ha fondato lo scorso 3 febbraio, dopo aver consumato la rottura con la Lega.
In appena quattro mesi, come emerge dall’analisi delle dichiarazioni pubblicate nella sezione “Trasparenza” del movimento e dal registro nazionale della Camera, la nuova creatura politica ha già incassato oltre 316mila euro, una cifra – al netto delle donazioni minori dei privati – che permette al generale di guardare con fiducia alle elezioni politiche ormai prossime, forte di una rete imprenditoriale che punta dritta a un suo exploit nel prossimo futuro.
L’asso di picche: il mondo al contrario e i contanti dei costruttori
La fetta più sostanziosa del bottino, oltre 83mila euro, arriva da quella che potremmo definire la “casa madre” del movimento: l’associazione “Il Mondo al Contrario”. Non si tratta di un donatore esterno, bensì della struttura collaudata che ha organizzato le cene-evento e i tour di presentazione del libro omonimo, rappresentando di fatto il trampolino di lancio politico del generale quando ancora sventolava la bandiera della Lega. Una donazione, quella dell’associazione, che ha fornito il carburante iniziale per far decollare la macchina organizzativa.
A ruota, spicca poi la galassia delle costruzioni romane: è il caso della famiglia Cieri, un gruppo imprenditoriale che ha versato complessivamente circa 60mila euro attraverso tre società distinte (Ecoholding Srl, Ecolattanzio Srl e Stabilia Italia Srl).
Quest’ultima realtà, va detto, non è nuova ai riflettori della cronaca giudiziaria: Luca Cieri, figura di riferimento del gruppo, è stato condannato nel settembre 2025 per il crollo di via San Valentino alla Balduina, la voragine di venti metri che nel febbraio 2018 inghiottì automobili e costrinse all’evacuazione degli edifici limitrofi; i giudici, all’epoca, parlarono per lui e gli altri imputati di «negligenza, imperizia e imprudenza» nella gestione del cantiere.
Dagli idrocarburi al vino: il variegato arcipelago dei donatori
Se l’edilizia rappresenta il mattone principale della campagna acquisti, il portafoglio di Vannacci si colora di tinte decisamente più eterogenee.
I 30mila euro versati dalla Compagnia Petrolifera Piemontese, guidata da Stefano Maurizio Finzi, testimoniano l’interesse del settore energetico (si occupano di carburanti e gestione di stazioni di servizio) per il nuovo soggetto politico, così come i 12mila euro dell’imprenditore Domenico Santoro, fondatore della Esim Srl, attiva invece nella progettazione e manutenzione di impianti ferroviari (un settore, questo, delicatissimo per le gare pubbliche sulla mobilità).
Non mancano accenni al settore agroalimentare: mille euro sono piovuti nelle casse del partito dalla “Carciofi Romani Srl” e quattromila dalla MM Vini Srl, segno di una radicata penetrazione nel tessuto produttivo del Lazio, roccaforte elettorale del generale. E poi c’è l’anomalia glamour: Lorenzo Ruzza, commerciante di orologi da collezione con un seguito da influencer di quasi tre quarti di milione di follower su Instagram, ha donato 5mila euro.
Un contributo che, in un’epoca di campagna elettorale fluida, vale non solo per il valore monetario, ma per la capacità di veicolare consensi attraverso l’esposizione mediatica.
La rete degli appalti e il nodo del Superbonus
Tra i finanziamenti che hanno acceso i riflettori degli addetti ai lavori c’è anche quello del Consorzio Key Re Management, un’associazione di imprese che, esplicitamente, dichiara di essersi costituita per «organizzare e ottimizzare l’importante flusso di lavoro generato dall’opportunità rappresentata dal Superbonus 110 per cento».
Un contributo da 5mila euro che, al di là dell’importo contenuto rispetto ai colossi delle costruzioni, dice molto sull’orientamento di chi ha vissuto sulla propria pelle (e nei propri bilanci) la tormentata parabola dell’agevolazione fiscale, prima acclamata come volano e poi pesantemente ridimensionata dall’esecutivo.
A completare il quadro, una donazione da 40mila euro – la più alta tra quelle elargite da un singolo soggetto non associativo – compare a nome di “Esicompany”, una dicitura che molti analisti hanno ricondotto a un probabile refuso legato alla galassia di imprese ferroviarie di Santoro, sebbene l’esatta titolarità del versamento non risulti immediatamente evincibile dalle banche dati camerali.
La fotografia che ne esce, comunque, è quella di una destra imprenditoriale che vede in Vannacci un ricettacolo politico pulito e pronto all’uso, un’àncora di salvezza per un riposizionamento immediato senza passare per le segreterie stanche dei partiti tradizionali.




