Wall Street apre poco mossa, gli investitori valutano i progressi nei negoziati Usa-Iran

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Apertura all'insegna della cautela per Wall Street, con il Dow Jones che si mantiene in territorio positivo ma senza slanci particolari, dopo una giornata di chiusura per la festività del venerdì precedente. Il mercato azionario americano, nell'avvio di una settimana che si preannuncia densa di appuntamenti, sembra aver scontato le ultime dichiarazioni provenienti dal fronte diplomatico, con l'attenzione concentrata sugli sviluppi dei negoziati tra Stati Uniti e Iran.

L'indice Dow Jones ha registrato un incremento dello 0,2% mentre lo S&P 500 si muove sulla parità e il Nasdaq mostra una lieve flessione, in un quadro che riflette la prudenza degli investitori in assenza di dati macroeconomici di rilievo nella giornata di oggi.

Progressi diplomatici tra speranze e smentite

Il vicepresidente statunitense, J.D. Vance, intervenuto da Bürgenstock in Svizzera, ha dichiarato che i colloqui con Teheran hanno fatto "grandi progressi", aprendo scenari che fino a pochi giorni fa sembravano impraticabili. Le sue parole, che fanno riferimento a un "grande progresso" nonostante le "minacce" e le "lamentele" provenienti da più parti, hanno contribuito a mantenere un clima di cauto ottimismo sui mercati.

Tuttavia, la cautela rimane elevata, soprattutto dopo che il ministero degli Esteri iraniano ha smentito alcune delle affermazioni più rilevanti di Vance, in particolare quelle relative al ritorno degli ispettori dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) nel Paese, una circostanza che il vicepresidente aveva invece dato per imminente.

Il petrolio e lo Stretto di Hormuz

Il petrolio, elemento sensibile di questa complessa partita geopolitica, mostra un andamento altalenante. Le dichiarazioni di Vance hanno inizialmente spinto al ribasso il prezzo del greggio, con il Wti che ha perso l'1,55% attestandosi a 75,41 dollari al barile, in un contesto di attesa per la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz, il principale punto di strozzatura per le forniture energetiche globali.

La prospettiva di una normalizzazione degli scambi commerciali nell'area, sbloccando le rotte del petrolio, ha inevitabilmente un impatto sui listini, con gli analisti che indicano un momento potenzialmente decisivo per i cosiddetti titoli del paniere "Hormuz Recovery", ovvero quelle aziende selezionate per beneficiare del calo del prezzo del greggio e della ripresa degli scambi.

Tuttavia, le smentite di Teheran sul dossier nucleare e la mancanza di conferme ufficiali su molti punti sollevati da Washington tengono alto il livello di incertezza, frenando un'entusiasmo che altrimenti potrebbe trovare terreno più fertile.

Il quadro macroeconomico e le attese della Fed

A condizionare gli umori del mercato non sono solo le variabili geopolitiche; gli investitori guardano con attenzione anche al quadro macroeconomico interno, in particolare alle prossime mosse della Federal Reserve. La settimana entrante porterà con sé la pubblicazione dell'indice dei prezzi delle spese per consumi personali (Pce) di maggio, l'indicatore di inflazione preferito dalla banca centrale americana.

Questo dato, atteso per giovedì, potrebbe fornire indicazioni preziose sulla traiettoria dei tassi di interesse, un tema che, secondo diversi analisti, sta frenando l'ottimismo che potrebbe scaturire da una distensione in Medio Oriente. Le aspettative di un rialzo dei tassi, dopo l'ultima riunione del Fomc, sono state anticipate a ottobre, e qualsiasi segnale di persistenza inflazionistica potrebbe rinnovare le tensioni sui mercati obbligazionari e, di riflesso, su quelli azionari.

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