Gaza, l'ombra di una bambina e il sorriso spezzato di Yaqeen
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Redazione Esteri
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L’ultima immagine che arriva da Gaza è quella di una bambina, forse sei anni, che cerca di scappare dalla sua scuola colpita dai bombardamenti dell’Idf. Ripresa da lontano, la sua figura esile si staglia nera contro il bagliore delle fiamme, mentre avanza a fatica tra le macerie, supera una finestra, poi un’altra, e infine scompare. Che sia sopravvissuta o meno, in questo momento, non è dato saperlo. Quella scena, però, si aggiunge a un mosaico di dolore che ormai da mesi si compone frammento dopo frammento.
Tra le vittime di questa guerra senza tregua c’è Yaqeen Hammad, undicenne diventata simbolo di resistenza per i suoi coetanei. Nota sui social per i sorrisi con cui accompagnava le missioni umanitarie del fratello maggiore, Mohamed, distribuendo cibo e giocattoli agli sfollati, è morta venerdì in un raid a Deir el Balah. La sua storia, come quella di tanti altri bambini, si è interrotta troppo presto, mentre il bilancio delle vittime minorenni continua a salire.
Poche ore prima, un altro episodio aveva scosso la Striscia: nove fratellini su dieci sono stati uccisi in un attacco, lasciando i loro genitori, entrambi medici, a seppellire chi avevano cercato di proteggere. La madre, Alaa, ora può abbracciarli solo nella memoria, mentre continua a curare i figli di altri, in ospedali al collasso.
Israele, dal canto suo, non sembra intenzionato a cedere alle pressioni internazionali. Dopo le marce in cui si sono levati cori come “morte agli arabi”, le forze israeliane hanno annunciato una nuova offensiva a Khan Younis, ordinando ai civili di evacuare verso al-Mawasi. Un’operazione definita “senza precedenti”, che rischia di aggravare ulteriormente una crisi umanitaria già insostenibile.




