Andrea Prospero, la famiglia: «Non è stato suicidio, vogliamo la verità»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A oltre un mese dal ritrovamento del corpo di Andrea Prospero, studente di 19 anni originario di Lanciano e iscritto alla facoltà di Informatica dell’Università di Perugia, la sua morte continua a sollevare interrogativi. Il giovane è stato trovato senza vita il 29 gennaio scorso in un appartamento in via del Prospetto, nel centro del capoluogo umbro. Le indagini, coordinate dalla Procura di Perugia, hanno confermato attraverso l’autopsia che il decesso è avvenuto a causa di un’assunzione eccessiva di farmaci, ma molti aspetti restano ancora da chiarire.

I risultati delle analisi tossicologiche, già comunicati alla magistratura, hanno rivelato che Andrea è morto per un mix letale di benzodiazepine e ossicodone, sostanze assunte in quantità massicce. Questo cocktail di farmaci, come spiegato dal medico legale Sergio Scalise, ha avuto un effetto depressivo sul sistema respiratorio e cardiovascolare, portando al decesso in tempi brevi. Nella stanza dove è stato trovato il corpo, sono stati rinvenuti blister di farmaci vuoti, che non erano stati prescritti al ragazzo. La provenienza di queste sostanze rimane al momento un punto oscuro, su cui le forze dell’ordine stanno indagando.

La Procura di Perugia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio, ipotesi che non convince però la famiglia di Andrea. I genitori, sostenuti da amici e conoscenti, escludono categoricamente che il figlio abbia deciso di togliersi la vita. «Andrea non si è suicidato», hanno dichiarato, chiedendo che venga fatta piena luce sulla vicenda. Le loro parole riflettono un profondo scetticismo verso la ricostruzione iniziale, alimentato anche dal fatto che il giovane non avrebbe avuto accesso autonomo a quei farmaci, la cui presenza nella sua stanza resta inspiegabile.

Le indagini, ancora in corso, stanno cercando di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Andrea, con particolare attenzione ai suoi spostamenti, alle persone con cui è entrato in contatto e alle dinamiche che lo hanno portato a trovarsi in possesso di sostanze potenzialmente letali. Nonostante i primi risultati dell’autopsia abbiano fornito una spiegazione scientifica sulla causa del decesso, molti dettagli restano avvolti nel mistero, lasciando spazio a domande che attendono risposte.

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